Diritti Tv, le cifre della guerra tra grandi e piccoli club

Non c’è pace per il calcio italiano, neanche in un momento in cui tutte le forze coinvolte dovrebbero collaborare a un progetto di rilancio che parta dai club e arrivi fino alle nazionali, tuttavia i Presidenti di Serie A non trovano di meglio da fare che litigare per soldi.

Come tutti sanno da quest’anno in corso, i diritti tv del campionato di Serie A sono venduti collettivamente, questo ha portato le grandi a rinunciare a qualcosa, le piccole e le medio-grandi a incrementare i ricavi all’insegna di una maggior competitività complessiva. Tuttavia la legge Melandri era congegnata per garantire comunque alle grandi squadre e grandi piazze un margine di ricavi superiore in almeno uno degli ambiti di ripartizione, ovvero quello dei bacini d’utenza. E qui casca l’asino.

Anche uno a digiuno di cose calcistiche potrebbe senza esitazione affermare che Juve, Milan, Inter, Napoli e Roma hanno più tifosi degli altri, non è neanche un gran segreto perchè basta guardare il numero di persone che seguono queste squadre in casa e in trasferta e la quantità di soldi che muovono in biglietti, abbonamenti, tv e merchandising. Tuttavia 15, non una o due ma quindici, squadre hanno ritenuto che anche la fetta di introiti relativa ai bacini d’utenza andasse spremuta a dovere, e così con il presidente della Lazio a capo di questa fazione hanno provato un colpo di mano interpretando a loro vantaggio il concetto di “sostenitore” su cui ruota la ripartizione e tentando di far passare in Assemblea di Lega A la loro linea. Da qui la frattura.


Riportiamo accanto due simulazioni (fonte Gazzetta dello Sport) sul numero di sostenitori nell’ipotesi A (come la intendono i 5 grandi club) e relativi ricavi e nell’ipotesi B (con l’idea di sostenitore allargata) con relativi ricavi, si nota come le grandi con il nuovo sistema perdano da 2 a 10 milioni, mentre le piccole e le medie vedano incrementati di molto i propri incassi.

Nel frattempo riposano in Parlamento le due proposte di Legge sugli Stadi e Legge contro la Pirateria, dispositivi legislativi che permetterebbero ai club di incrementare i fatturati riducendo il gap con gli altri campionati europei, eppure i nostri beneamati presidenti preferiscono star lì a Milano a litigarsi il pezzo di formaggio anzichè provare a far ripartire il sistema. Quando capiranno?

 

Andrea Iovene

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