Gazzetta vs De Laurentiis, è guerra fredda

Gazzetta vs De Laurentiis, è guerra fredda


E’ guerra tra il patron del Napoli e Aurelio De Laurentiis e il celebre quotidiano rosa.

Già in passato, più volte, il presidente azzurro aveva fatto notare quanta poca attenzione fosse rivolta alle gesta della propria squadra da una delle principali fonti di informazione sportiva del paese.

Adesso, il pomo della discordia è la vicenda Hamsik e la presunta trattativa con il Milan.

Ieri, ai microfoni di Radio Marte, De Laurentiis aveva aggiunto: «La Gazzetta dello Sport è guidata da uno juventino, il giornalista che ci segue è un tifoso della Juve. Potrei pure pensare che stia camuffando il gioco per portare Hamsik alla Juve» e un laconico “…mi hanno rotto i coglioni…“.

Oggi è arrivata la risposta da parte del direttore de La Gazzetta dello Sport, Andrea Monti:

Ebbene sì, sono il direttore juventino e traditore additato al pubblico ludibrio da Aurelio De Laurentiis nella sua iperbolica intervista. Non commento l’ennesima esternazione presidenziale perché si commenta da sola. Confesso che alle sue intemperanze, assolutamente gratuite, ormai ho fatto il callo: recentemente ci ha accusato addirittura di “dividere l’Italia”. Bum! A quando la responsabilità della monnezza per le strade? Vorrei solo rassicurare i napoletani nostri lettori su alcuni punti di fatto che mi stanno a cuore.


1) La Gazzetta dello Sport campa, e bene, da 115 anni perché non tifa per nessuno, racconta e apprezza i valori dello sport e si emoziona per le grandi imprese. Proprio per questo dedica al Napoli tanta attenzione, molte prime pagine tinte d’azzurro e persino un libro che celebra la squadra e il suo “presidente da Oscar”. Per la verità lo ha fatto anche in periodi in cui il sole non sorrideva sul Golfo e sul San Paolo con tanta dovizia. State sicuri, continuerà a farlo nella buona e nell’avversa sorte.

2) Vedremo come andrà a finire la vicenda Hamsik. Lo abbiamo detto, tutto è ancora possibile. Ma quanto pubblicato ieri dalla Gazzetta tra conferme sostanziali e smentite di circostanza (siamo in tempo di ballottaggi o no?) è assolutamente vero.

3) Un paio di mesi fa ho scritto che proprio dai successi di Cavani, Lavezzi e compagni veniva alla città un segnale di riscossa. E che De Laurentiis aveva grandi meriti. Confermo, nonostante gli insulti. In cambio suggerisco al presidente di considerare i rischi che la retorica, diciamo così, lineare comporta in un mondo pieno di curve e di passioni troppo spesso esacerbate. Nessuno lo obbliga ad amare il giornale più letto d’Italia. Gli si chiede solo di garantire e tutelare il lavoro dei giornalisti, ottimi peraltro, che seguono la squadra. E’ un suo dovere, e forse sarà bene che qualcuno glielo ricordi. Perché se lui si è graziosamente “rotto i coglioni” (testuale) deve sapere che pure la nostra pazienza ha un limite“.

In questa storia c’è poco da sorridere: i giornalisti fanno il proprio lavoro e il presidente deve fare il suo.

Se il Napoli di oggi è il Napoli è anche grazie ai mezzi di informazione che, giorno dopo giorno, dedicano un’attenzione viscerale alle vicende di una delle squadre più amate dai tifosi di tutto il mondo per i quali bisogna avere rispetto, sia se si svolge il ruolo di giornalista che quello di presidente.

Antonio Manzo

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