La febbre del sabato milanista

La febbre del sabato milanista


Sabato 14 maggio: è il tempo di festeggiare, abbracciare simbolicamente i propri eroi prima in Piazza Duomo e poi, per gli 80 mila fortunati, in quel di San Siro. Il Sabato tipo del tifoso rossonero più indiavolato, perché fare un tour de force del genere è da veri indiavolati, è iniziato nel primo pomeriggio quando, insieme ad amici e compagni di tifo ha completante invaso il centro di Milano. La gente, ignara di quello che sarebbe successo di lì a poco, continuava nello shopping interrogandosi sul perché di tutto quel rosso nero che dipingeva maglie, bandiere, striscioni.

Il pullman con a bordo i 31 campioni d’Italia parte da una via Turati mai così affollata e con lentezza percorre le principali vie di Milano: via Manzoni, Piazza della Scala, Via Santa Margherita e Via Mengoni, poi l’apoteosi in Duomo, dove la gente ha potuto seguire l’avvicinarsi della squadra tramite il maxi schermo. Statue e lampioni presi d’assalto per vedere da una prospettiva migliore, bambini sulle spalle, a fine festa distrutte, dei papà. Tutti ammassati, tutti uniti, tutti stretti in quei pochi centimetri che ci siamo con fatica conquistati. Cellulari e macchine fotografiche in mano per immortalare i balli di Pato e Seedorf, Thiago Silva con l’iPad, e tutti gli altri che divertiti filmavano la folla in delirio. Immancabili i cori dal tipico: “Chi non salta nerazzurro è..”, alle “new entry” di quest’anno per Eto’o e Leonardo.

Intorno alle 18.15 giù dal City e via sul pullman per raggiungere San Siro. Se per i giocatori arrivare allo stadio è stato agevole, lo stesso non può dirsi per i tifosi che hanno dovuto fare a meno della metro andata in tilt. Tram, taxi, pullman, i più disperati a piedi, tutto pur di raggiungere la Scala del calcio per il fischio d’inizio. Come si dice? Le cose più belle sono le più difficili da ottenere. Appunto. Riscaldamento con i figli in campo e poi vittoria in tutta sicurezza. Un 4-1 su un Cagliari impotente che ha avuto anche l’onore di assistere al ritorno in campo di un mito come Filippo Inzaghi, il più osannato di tutti. Dopodiché la premiazione con i giocatori che, chiamati dallo speaker, sono sfilati uno a uno per prendere la medaglia. Ultimo della felice combriccola, Ambrosini che ha alzato al cielo il primo trofeo da capitano vero in un tripudio di coriandoli.

Finita qui? Neanche per sogno. Giro di campo per salutare i tifosi e poi, uno dei momenti più divertenti della giornata: luci spente, il solo Boanteg illuminato dai riflettori si esibisce in un moonwalk degno del miglior Micheal Jackson. Poi le azioni chiave della stagione proiettate sul prato verde, la parole di Berlusconi sulla filosofia Milan che rieccheggiano come un mantra in tutto lo stadio e, dulcis in fundus, uno spettacolo pirotecnico memorabile. Altro che capodanno, i fuochi d’artificio veri si fanno a San Siro, sponda Milan ovviamente.

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