Abate come Tasso: che metamorfosi!

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Questo calcio d’agosto ha messo in evidenza l’ulteriore crescita di Ignazio Abate, terzino reduce da un’annata a dir poco maestosa in un ruolo che è suo da soli due anni. Sì perchè il ragazzo di Sant’Agata dè Goti ad inizio carriera era tutto tranne che un difensore. Centrocampista esterno, all’occorrenza, soprattutto in Under 21, attaccante esterno in un 4-3-3. Spiccate doti offensive, che per altro fanno a cazzotti con un piede non troppo raffinato, e scarsa predilezione per i compiti di copertura. Questo è Abate circa 24 mesi fa.

A Cesare quel che è di Cesare. L’invenzione, l’intuizione di lavorare con Abate per trasformarlo in terzino è opera di Leo anche se importante è stata la collaborazione di Tassotti, uno che il ruolo di terzino lo conosce bene, ma che sa anche cosa vuol dire passare da ranocchio a principe. Tornando ad Abate, il campionato 2009-10 vede Ignazio muovere i primi passi nella sua nuova posizione. Inizialmente sembra non credere nella bontà delle sue doti difensive e il tutto è ampliato dai tanti errori che commette: tra una diagonale sbilenca e un cross che finisce nella terra di nessuno qualche fischio a S. Siro scappa. Poi però di partita in partita, i cinque in pagella iniziano a diventare sei.

A fine campionato è quasi promosso. Quando arriva Allegri però sembra non dover trovare spazio: voci di mercato lo accostano alla Fiorentina, intanto lui dice di non sentirsi adatto a quel ruolo. Inizia male, solo sporadiche apparizioni nelle prime di campionato poi gli infortuni lo aiutano. Gioca contro il Madrid, tiene a bada Cristiano Ronaldo e trova finalmente la fiducia che gli mancava. Da quel momento in poi l’escalation è rapida.

Forza fisica, attenzione, velocità e un piede molto meno rude lo rendono ad oggi il miglior terzino italiano. Nemmeno il suo estimatore più accanito poteva aspettarsi una metamorfosi simile. Forse solo Tassotti che in carriera ha avuto un percorso di crescita analogo al biondino può dire: “Ci avrei scommesso“. Sotto gli occhi di tutti, tranne quelli di Prandelli, Ignazio corre a una velocità supersonica verso nuovi traguardi ma in testa ha solo una cosa: “Il Milan, il Milan è il sogno che realizzo ogni volta che scendo in campo”.

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