Quella sua giacca di renna…

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Milano, 18 agosto 1995 l’ultimo atto della storia tra il cigno, Marco Van Basten e il Milan, quello degli invincibili. Ma facciamo un passo indietro. Marco nel ’92, dopo aver fatto suo il terzo pallone d’oro della sua breve quanto splendida carriera, aveva deciso di operare nuovamente quella maledetta caviglia. La prognosi era di 2 mesi ma le cose si complicarono tanto da allungare il periodo di inattività a 4 mesi e mezzo. Rientra ad Udine e la settimana dopo mette in rete l’ultimo goal contro l’Ancona. Il 16 maggio 1993 a San Siro contro la Roma l’ultima gara in serie A mentre l’ultima in assoluto a Monaco di Baviera dieci giorni dopo contro l’Olympique Marsiglia, nella finale di Champions persa dai rossoneri. Poi il buio.

Nel giugno del 1993, un’altra operazione. Due anni dopo il fuoriclasse inizia il ritiro estivo con la squadra. Tutto inutile. L’annuncio ufficiale arriva il 17 agosto del ’95: ” “La notizia che devo darvi è corta: semplicemente ho deciso di smettere di fare il calciatore. Grazie a tutti quanti”. Il giorno seguente è quello dell’addio al suo pubblico. Un giro di campo entrato nel cuore dei presenti ma anche in quello di chi Van Basten non hanno mai avuto il piacere di vederlo giocare. La camicia rosa, la giacca di renna, gli occhi lucidi, le mani protese verso l’alto per il saluto, l’ultimo, definitivo, senza possibilità di appello. Le lacrime di Capello in panchina e quella tristezza da parte di tutti gli appassionati di questo sport nel vedere un calciatore così splendido dare l’addio a soli trent’anni.

“Quando un giocatore smette, diventa sempre migliore. Ma io ho giocato tante brutte partite, ho sbagliato gol clamorosi. Adesso mi dite che sono stato il più grande ma la verità è che ho fatto parte di una squadra imbottita di campioni- le parole di Van Basten, che prosegue poi dicendo- Il calcio continua, con me non finisce certo il Milan. Qui ci sono Baggio, Savicevic, Weah, Maldini e Baresi, il Milan farà sempre spettacolo“. E così è stato. Negli anni successivi il Milan ha continuato a vincere anche senza colui che Adriano Galliani aveva definito “il Leonardo Da Vinci del calcio” ma quelle magie condizionate da una caviglia malandata lasciano in sospeso una domanda che non avrà mai una riposta: senza problemi fisici dove sarebbe arrivato il Cigno di Utrecht?

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