Miglior attacco, ma la difesa è da rivedere

Miglior attacco, ma la difesa è da rivedere


L’ennesima vittoria a suon di gol porta alla ribalta un Milan tipicamente berlusconiano, ossia che vince e dà spettacolo, anche se una fase difensiva ancora estremamente traballante non ci può far parlare di una squadra pienamente convincente.

Ma partiamo dalle note positive. Su tutte, ovviamente, una fase offensiva stratosferica. Diciannove gol fatti in nove match di campionato, quattro in più della Juve capolista, quattordici solo negli ultimi quattro incontri. Punto di svolta è stata proprio l’opaca prestazione contro gli uomini di Conte. Da lì non si è mai scesi sotto i tre centri a partita. Protagonista assoluto, tranne che nella trasferta di Lecce, Zlatan Ibrahimovic. Con lo svedese pienamente recuperato, gira alla perfezione tutta la fase d’attacco. E ancora deve rientrare Pato. IN RIALZO.

Esattamente all’opposto, invece, la fase difensiva. Il Milan continua a subire troppi gol. E, come ribadito da Allegri e Galliani, per vincere il campionato bisogna avere almeno la seconda miglior difesa della serie A. È indubbio, infatti, che il Tricolore si conquista innanzitutto con la difesa meno espugnata, più che con il miglior attacco. Il Diavolo, invece, nonostante le buone prestazioni dei componenti del reparto arretrato, continua a subire troppi gol per una formazione che ambisce al titolo. Evidentemente, più che i singoli, è tutta la fase difensiva, nella sua globalità, che deve essere assolutamente rivista. IN RIBASSO.

In ogni caso, il Milan ottiene il suo quinto successo consecutivo tra campionato e Champions e sembra aver ritrovato una mentalità da squadra di vertice, la cosiddetta “mentalità vincente” che è stata sempre parte di questa gloriosa società. La vittoria contro la Roma, le nette affermazioni contro Palermo e Parma e la grande capacità di reazione dimostrata contro il Lecce sono la prova che la squadra ha ritrovato il giusto atteggiamento mentale, quello che serve per vincere, caratterizzato da tre fondamentali direttrici: battere le grandi squadre, schiacciare le cosiddette “piccole” e saper reagire anche nei momenti che sembrano disperati. Insomma, la ricetta giusta per tornare rapidamente ai vertici. IN RIALZO.

Se la squadra rossonera è tornata grande, non possiamo dire certamente lo stesso, almeno per quanto riguarda il match contro la Roma, per due campioni che, proprio fino a ieri, erano stati grandi protagonisti di questa “rinascita”. Si tratta proprio di due componenti del reparto offensivo rossonero: Boateng e Robinho. Il primo è da bacchettare non tanto per la prestazione, abbastanza sufficiente, quanto per una incredibile e inutile protesta nei confronti dell’assistente dell’arbitro. Lui dice di non aver detto nulla di offensivo, ma l’espulsione gli costerà qualche turno di squalifica. Se la poteva proprio risparmiare. Non convincono, invece, da tre match a questa parte, le prestazioni di Robinho, il quale, dopo il superbo esordio contro il Palermo, continua a essere praticamente assente dal gioco rossonero. Probabilmente difetta ancora di condizione, ma urge recuperare la forma. IN RIBASSO.

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