Copione già visto

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Quando si parte così “a spron battuto”, in stile Milan, in stile tocchetti, palleggi e quant’altro, il risultato è praticamente già scritto. Quello del Milan di Allegri, come quello del Milan di Ancelotti e come quello, forse, di altri Milan del passato che dominavano gare intere e, a volte, tornavano a Milanello con le pive nel sacco. Questo è un caso abbastanza eclatante e riepilogativo di una squadra che c’è, eccome, che segna con Seedorf (e con uno strepitoso Ibrahimovic) un gol bello e regolare, ma che trova sulla sua strada ancora una volta l’incapacità di concretizzare al massimo la propria forza offensiva. Unita, diciamolo, al nostro spauracchio nero nero nero: Delio Rossi.

Primo tempo perfetto, sì: elegante, piacevole, da “orgogliosi” di avere una squadra così. Centrocampo poetico con solo qualche affanno in fase di ripiego, difesa solida con Thiago colonna corinzia e attacco con Zlatan uomo assist, il miglior Seedorf e un Robinho “cuore e corsa”. Ma il gol non arriva, la Fiorentina ha paura ma il gol non arriva, recriminiamo (nemmeno tanto, poi) per la rete annullata al “Professore”, ma il gol (quello buono) non arriva. Insomma: primi 45′ dominati in lungo e in largo e parziale identico a quello di partenza.

Ripresa un po’ più equilibrata, ma Milan sempre in rampa di lancio. Peccato che sulla rampa ci resti. Il segnale che i 3 punti non avrebbero baciato i nostri colori in ogni caso arriva a pochi minuti dal termine: rasoterra velenosissimo del neo entrato Pato, sventato da Boruc; Ibrahimovic rimette in mezzo ed Emanuelson sbaglia un rigore in movimento. Sono quei segni che valgono più di mille tattiche, un po’ come quando Shevchenko ad Instabul spara in bocca a Dudek la palla del decisivo 4-3 e della settima Champions con due anni di anticipo.

Per fortuna qui non c’era in palio alcun trofeo, anche la Lazio ha pareggiato e la vetta resterà comunque vicina. Ma mercoledì serviranno concretezza, consapevolezza e una terza “C”, che non è la prima che pensate… Ma la seconda.

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