SM ESCLUSIVO – Lippi: “Fenomeno Max, Noce pazzesco! Pippo vuole giocare? Giusto che vada”

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Cinquanta chilometri: è la distanza tra le loro città natali, Viareggio e Livorno. Diciannove anni: è la differenza d’età tra i due. Fil rouge: la mentalità vincente. Marcello Lippi, Campione del Mondo con la Nazionale nel 2006, e Massimiliano Allegri, Campione d’Italia in carica con il Milan, non hanno in comune solo le origini toscane. E il primo, pluriscudettato con la Juventus prima del trionfo di Berlino, si rivede molto nel secondo. Lo conferma il colloquio di fine anno con SpazioMilan.it.

Lippi, partiamo dal bilancio di questo 2011. Scudetto e Supercoppa Italiana, primato in classifica condiviso con la Juventus. Insomma, quale giudizio si sente di esprimere su questo Milan?
“I risultati parlano da soli. In questo momento ci sono almeno quattro squadre in grado di lottare per il titolo: Milan, Juventus, Udinese e Lazio”.

Andiamo con ordine, allora.
“Il Milan si fa preferire alle altre per la forza che ha in attacco, per l’esperienza e per la capacità di concretizzare un gioco attento”.

La Juve l’ha sorpresa?
“Ha fatto passi da gigante, dimostra di crederci”.

L’Udinese?
“Non è più una sorpresa, ha giocatori importanti che costituiscono lo zoccolo duro della squadra. Via Sanchez e Inler, continua a fare grandi cose”.

La Lazio?
“Sta dimostrando di poter competere ad alti livelli, l’organico è ottimo ed davanti Klose è impressionante”.

Parliamo di Allegri. Per che cosa si fa apprezzare?
“Lo stimo moltissimo: è un ragazzo che si è inserito benissimo nell’ambiente, ha creato un bel feeling con i giocatori, trasmettendo anche un po’ di convinzione a chi sembrava averla persa. Poi non dimentichiamo che può contare su una società forte alle spalle”.

Può servire un Tevez in più?
“Non lo devo dire io. Il mercato è frutto di valutazioni nel breve e nel lungo termine. Se guardiamo a Cassano, direi che la necessità di tornare sul mercato può essere dettata da una valutazione del primo tipo”.

C’è anche chi parte. Inzaghi ha la valigia pronta, lei lo conosce bene, avendolo allenato nella Juve e in Nazionale. Si aspettava quest’epilogo?
“Pippo sente la voglia di fare ancora cose importanti, pur avendo dimostrato di capire che cosa significhi lasciare il posto ai più giovani. E’ chiaro che ad un certo punto occorre che i desideri del giocatore incrocino quelli della società e del tecnico. E se questo non avviene…”

Continuando a parlare dell’attacco rossonero, non vede il rischio che si dipenda troppo da Ibrahimovic?
“No, non credo. Il gioco di Ibra può dare quella sensazione, senza dimenticare che lui ha sempre vinto il campionato. Pur essendo un fuoriclasse, al Milan si vede un collettivo straordinario. Lo dimostrano le buone prestazioni di Cassano, fin quando è stato disponibile, quelle di Pato e Robinho”.

E se poi si mette a segnare Nocerino…
“Lui è sempre stato molto bravo, fin dai tempi delle giovanili della Juventus. E’ cresciuto tantissimo e lo sta dimostrando a suon di gol. Poi ha dalla sua la caratteristica di sapersi inserire in attacco e il Milan favorisce questo genere di situazioni”.

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