Se non gira Ibra…

Vatti a fidare del calcio. Nessuno sport sa essere tanto crudele e affascinante insieme: prendi stasera, stadio Olimpico di Roma. Da una parte noi, che vogliamo vincere a tutti i costi per non galvanizzare ulteriormente una Juventus già fin troppo coraggiosa, dall’altra una Lazio che Edy Reja ha costruito seguendo in modo preciso tutti i dettami del catenaccio all’italiana: corta, con cinque uomini fissi dietro e una fase offensiva improntata unicamente sull’errore altrui e sul contropiede.

Brutto calcio, potremmo dire. Eppure, come nella notte da incubo del derby, hanno ancora avuto ragione loro e noi siamo rimasti lì, imbambolati dal pressing e incapaci di un qualsiasi moto d’orgoglio: 2-0 il risultato, goal realizzati da Hernanes e Rocchi nel finale, rispettivamente al 78′ e all’85’ . Inutile nascondersi dietro a un dito: siamo partiti con l’obiettivo di vincere e siamo finiti facendo di tutto per perdere con un concorso di colpe quasi inquietante.

Primo a salire sul banco degli imputati, stavolta, è quel Massimiliano Allegri di cui tante volte abbiamo lodato le scelte. Stasera nemmeno il suo sostenitore più accanito riuscirà probabilmente a giustificarlo: nell fase calda della partita, quando il risultato era ancora fermo sullo 0-0 e tutto poteva accadere, ecco che arrivano i primi due cambi: fuori l’ottimo Ambrosini e l’intraprendente Faraone (il migliore dei tre elementi del tridente stasera), dentro Seedorf, totalmente inadatto ad una partita così veloce, ed Emanuelson. Con quale masochismo si sia potuti arrivare a simili scelte resterà un mistero.

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Sarebbe sbagliato, però, ricondurre unicamente questa sconfitta così brutta e pesante al tecnico. La squadra, infatti, non ha saputo proporre la consueta mole di gioco ed è rimasta spaesata dalla scarsissima vena di alcuni tra i suoi elementi più importanti: difficile non pensare alla serata no di Ibra e Binho, ma anche ai disarmanti errori in cui è incappata la linea difensiva in occasione delle due marcature biancocelesti e alla costante incapacità dei terzini di rendersi pericolosi con cross degni di nota in mezzo all’area. E questo solo per citare i problemi più grossi.

C’è da lavorare ragazzi, c’è da lavorare… Ora il Napoli, per tornare a lottare.