Separati alla nascita

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Dinamismo e rapidità sono le caratteristiche che li accomunano, oltre ad una somiglianza fisica che talvolta rende difficile riconoscere un furetto rossonero dall’altro. Mister Allegri si è innamorato della loro capacità di muoversi senza palla, di sacrificarsi in fase di non possesso e con una tecnica di base propria di chi è cresciuto giocando a futsala e chi invece è diventato calciatore in uno dei migliori settori giovanili d’Europa e del mondo, ovvero tra i Lancieri di Amsterdam.

Già perché il buon Urby, tanto criticato e a volte con ragione, ha saputo convincere lo staff tecnico di Milanello prima e i tifosi poi, di poter esser un uomo da Milan. Ha mantenuto una serenità mentale invidiabile, anche quando i dubbi su di lui superavano di gran lunga le certezze e l’ha fatto con l’aggravante di cambiare posizione in campo manco fosse un passpartout. Terzino, interno di centrocampo a destra e sinistra, trequartista, ruoli ricoperti con dedizione e con la convinzione di chi ha la volontà di crescere e dimostrare. Sempre con la testa nella partita, sempre con la stessa intensità e lucidità per tutti i novanta minuti, caratteristiche che gli hanno permesso di esser il protagonista delle ripartenze di Udine, del bel sinistro di Cesena e di tanto lavoro tra le linee ieri sera anche quando nel secondo tempo facevamo fatica a costruire. Sorpresa sì, ma non troppo.

A Robinho invece non si può non voler bene. E’ vero che sbaglia occasioni che hanno dell’incredibile ma condisce le sue prove con tanta tanta corsa. Uomo ovunque dell’attacco milanista, il primo che chiede la palla per inventare qualcosa quando la manovra è farraginosa, il primo a pressare tutti i difensori e centrocampisti avversari quando la palla ce l’hanno gli altri. Il sorriso e la sua leggerezza lo rendono personaggio positivo, faccia pulita e allo stesso tempo determinata. La doppietta con l’Arsenal l’ha esaltato e anche ieri i suoi dribbling e i suoi movimenti hanno mandato in tilt i difensori bianconeri, spesso in imbarazzo quando dovevano toglierli la palla dai piedi. Ad altre latitudini lo definirebbero un titolarissimo. Uomo squadra e attaccante moderno, senza di lui il Milan cambia faccia.

Con i rientri di tanti giocatori importanti, attualmente fermi ai box, non faranno forse più coppia fissa, tuttavia ora sappiamo che possiamo contare su di loro.

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