L'ipocrisia e l'egoismo che sporcano il ricordo di Mario

L’ipocrisia e l’egoismo che sporcano il ricordo di Mario

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Questo pomeriggio sarò in onda, come ogni domenica, assieme a Piermaurizio Di Rienzo per “Falla Girare”, l’appuntamento sportivo di Radio Lombardia che dalle 14 alle 17 cerca di vivere il giorno di festa e di passione calcistica in maniera disincantata e leggera, divertente ed appassionante. Una leggerezza che, oggi, non ci sarà. Un divertimento che sarà inevitabilmente oppresso dal pensiero, dal ricordo, dai perché. Dal perché un ragazzo classe ’86, atleta professionista controllato come pochi dal punto di vista medico, debba perdere la vita sul campo da gioco. Così come successe ad Antonio Puerta, parlando sempre di calcio, parlando sempre di giocatori giovani come l’acqua. Così come successe a Vigor Bovolenta, parlando di un altro sport, solo poche settimane fa.

Sentire i pur sparuti fischi di San Siro del pre Milan-Genoa all’annuncio del rinvio di tutti i campionati di calcio italiani è stato agghiacciante, ancora peggio è stato vedere i volti di gente come Ibrahimovic e Gilardino pensare non solo alla pazzesca fine del giovane Piermario Morosini, ma anche a quale, in futuro, potrebbe essere la loro di fine, a qual è il rischio per atleti ipercontrollati, è vero, ma anche sotto continuo sforzo e spesso costretti a stringere i denti e nascondere i propri malanni per non saltare la partita della vita. Per poi magari, invece, perdere l’appuntamento con la vita stessa. Pazzesco. Pazzesco e surreale. E l’ipocrisia scorre a fiumi.

Scorre perché ci si accorge e si parla di questi argomenti, si parla di defibrillatori e di cure mediche tempestive solo quando la noncuranza diventa fatale. Solo quando passano per ore e ore, per giorni e giorni, immagini di compagni, di amici di chi non c’è più che piangono a dirotto, che si rendono conto del rischio che corrono. Che si rendono conto che la vita vale davvero molto, molto, molto di più di ogni partita, di ogni sostituzione, di ogni errore sotto porta, di ogni errore difensivo. Ma soprattutto, tifosi, la vita vale davvero molto, molto, molto di più di ogni partita rinviata. E va tutto in secondo piano, non come è giusto che sia, bensì come è obbligatorio che sia.

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