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Comunque vada, per Allegri è una vittoria

Nel calcio l’importante è partecipare…e vincere. Inutile sottolineare quanto siano finti buonisti quelli che predicano un ideale di gioco improntato alla semplice adesione e condivisione di una passione comune. Tutti desiderano essere migliori di qualcun altro, nello sport come nella vita. E i vincenti vincono, non stiamo di certo a spiegare l’ovvietà. Ma nel gioco del calcio vincere significa riempire le bacheche, esporre i propri trofei come fossero monumenti e, all’occorrenza, magari (…), aggiungere una terza stella sul petto, considerando le maglie galassie da riempire.

Ma se si uscisse un attimo fuori da questa visione così gerarchizzata da sembrare un sistema piramidale degli antichi egizi, ci si accorgerebbe che non solo chi solleva coppe merita considerazione e complimenti. Il discorso non è buttato qui a caso, ma riferito a Massimiliano Allegri. Il tecnico rossonero, ad ogni passo falso di questa stagione, è stato dato per partente dal giornale o dal giornalista di turno, e ancora adesso, a due giornate dal termine, sono virtualmente aperte le scommesse.

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Alcuni danno per scontato il suo addio, a causa di una presunta delusione di Berlusconi relativa ai risultati di questa stagione, che molto probabilmente non darà al Milan alcun trofeo da lustrare. Eppure, i numeri di Massimiliano Allegri sono più che positivi: in due stagioni in rossonero, il tecnico ha conquistato uno scudetto, raccogliendo 82 punti, e un (per adesso…) secondo posto, che potrebbe essere confermato con un punteggio addirittura superiore a quello dello scorso anno (per ora il Milan è a quota 77 punti).

A fronte di una stagione travagliatissima soprattutto per il numero di infortunati, Allegri è riuscito comunque a portare la squadra direttamente nella prossima Champions League, con un punteggio di tutto rispetto. Le vittorie contano ma non sono tutto. Le facce di una medaglia sono sempre due.