Amari rimpianti europei

Amari rimpianti europei


Vista com’è finita, c’è da mangiarsi le mani. Il Chelsea di Di Matteo vince la sua prima Champions League e lascia tutti a bocca aperta: come può una squadra, fino a due mesi prima in crisi totale, arrivare fino in fondo in una competizione come questa? La risposta è semplice, banale, e così vicina che nessuno vuole dirla: grazie all’Italian Style. Uno stile tutto nostro che, esportato oramai in tutta Europa, conquista trofei in continuazione. E l’ultimo ad alzare un trofeo con l’Italian Style è proprio un nostro connazione, Roberto Di Matteo, che grazie al più classico e spudorato catennaccio all’italiana porta il Chelsea sul tetto d’Europa.

Era il 4 marzo quando Roberto Di Matteo, a seguito dell’esonero di Villas-Boas, diveniva il nuovo allenatore dei Blues. Chelsea che in questa competizione ha saputo concentrare al meglio le proprie caratteristiche tecniche su un metodo di gioco che, volenti o nolenti, continua a vincere. Vincente come il Chelsea in questa stagione contro il Napoli allo Stamford Bridge, oppure come in Portogallo contro il Benfica, o contro i campioni d’Europa in carica del Barcellona. Ed è proprio nella doppia sfida con i catalani che abbiamo assistito al più clasico dei catenacci italiani: Drogba unica punta a sfruttare a pieno ogni singolo pallone nella sua zona, con una sola parola d’ordine: sacrificio. Il Chelsea getta letteralmente il cuore oltre l’ostacolo e sbanca, dopo Barcellona, anche Monaco in una finale al cardiopalma: i Blues, Di Matteo e l’Italian Style sono campioni d’Europa.

Tutto questo non fa altro che alimentare i rimpianti europei di un Milan che, con un pizzico di fortuna e precisione sotto porta in più, poteva arrivare fino in fondo. Contro il Barcellona infatti, la qualificazione (a differenza del Chelsea) ce la siamo giocata in casa. Le due partite, quella dei Bleus e dei rossoneri, sono state identiche dal punto di vista tattico: aspettare i blaugrana nella propria metà campo e ripartire in contropiede. Tattica che, a Londra più a Milano, ha fruttato in modo superlativo: seppur lo 0-0 di San Siro potesse sembrare un buon risultato, l’1-0 dello Stamford Bridge rappresentava sicuramente una sicurezza maggiore. Al Camp Nou, infine, ai punti Di Matteo ha battuto Allegri: Drogba terzino sinistro al momento dell’espulsione di Terry (Ibra l’avrebbe mai fatto?), con Ramires e Raul Meireles a rompere il gioco di Xavi&Co. in mezzo al campo. Risultato, Chelsea campione d’Europa e Milan a guardare la finale alla televisione.

Avremmo dovuto (e dovevamo) provarci di più. Perchè vista com’è finita, a quest’ora ipotizzare le prime pagine dei giornali tutte dipinte di rossoneri non è utopia. Coraggio, spirito di sacrificio e soprattuto lo stile italiano: ecco le caratteristiche perfetta di una squadra campione d’Europa. Non farà spettacolo, non sarà all’altezza del prestigioso scenario europeo, ma il caro vecchio catenaccio all’italiana, ancora una volta, ha messo tutti a tacere.

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