Voi siete stati Leggenda: GRAZIE!

C. Pradelli - Direttore SpazioMilan.it

Arrivarono a Milanello con due estati di distanza, hanno alimentato, coltivato e realizzato tutti i sogni rossoneri degli ultimi dieci anni. Hanno vinto tutto il possibile con la maglia di Herbert Kilpin. Hanno salutato il calcio a meno di una settimana di distanza. Filippo Inzaghi e Andriy Shevchenko hanno inevitabilmente segnato, condizionato, guidato, il club più titolato al mondo, rendendolo tale, fin da quella stagione, la 2001/2002, che fu preludio all’incredibile annata di Manchester. Con Manuel Rui Costa, hanno costituito il trio delle meraviglie, un trio da sogno. Tanto forte quanto sfortunato, ma comunque vincente.

In tanti dicevano che non si potevano sopportare, altri che bramassero per conquistare il primo posto nel cuore di Carlo Ancelotti. In verità, il poter possedere due campioni di questo calibro nello stesso ruolo e nello stesso periodo non ha fatto altro che la fortuna di Carletto, bravo a “dosarli” negli anni e a rendere entrambi, allo stesso modo, leader indiscussi ed incontrastati. Veri motori di una macchina a tratti perfetta, Pippo e Sheva sono stati poco tandem e molto “singoli”, ma hanno scritto pagine incredibili di storia indiavolata: una su tutte, quel quarto di finale di Champions’ con l’Ajax nel 2003. Una serata leggendaria, una serata da Milan.

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Ora l’addio al pallone: per Pippo la sua vita, tant’è che continuerà, da inguaribile passionale, ad essere “uno di noi” allenando nella prossima stagione gli Allievi Nazionali; per Andriy ecco la carriera politica, lui che, da buon razionale, ha sempre portato avanti una linea precisa. A volte anche impopolare, come quando ha abbandonato i nostri colori in lacrime, salvo baciare la maglia blues alla prima occasione: una “leggerezza” che, tuttavia, crediamo di potergli perdonare, consapevoli che ha regalato a Milano e all’Italia i suoi anni migliori. Passione e razionalità, dunque, come nell’ineffabile tradizione degli opposti che si attraggono. Un’attrazione che, per fortuna nostra, si è chiamata Milan. GRAZIE DI TUTTO, RAGAZZI!