Brasile d'argento, Pato e Gabriel non sfatano il tabù

Brasile d’argento, Pato e Gabriel non sfatano il tabù

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Ci hanno provato tutti i più grandi: da Romario, a Rivaldo, passando per Roberto Carlos, Ronaldinho, Ronaldo. Oggi alla lista si aggiungono Thiago Silva, Neymar e Pato. L’oro olimpico rimane stregato per il Brasile che, a sorpresa e contro tutti i pronostici, perde contro un Messico con meno individualisti e più gioco di squadra. “Fatevi onore e rappresentate al meglio il Brasile” aveva detto orgogliosa la Presidentessa confederale carioca, sotto, sotto però dal calcio tutti si aspettavano qualcosa di più che un argento.

La partita si mette subito male dopo appena 30 secondi. Errore di Rafael in disimpegno e Peralta fredda il neo rossonero Gabriel, preferito a Neto anche nell’attesissima finale. Per tutto il primo tempo i verdeoro sonnecchiano, i fenomeni davanti, con Pato ancora escluso, non si fanno vedere granché. L’unico squillo, timido, arriva da Oscar, autore dell’unica conclusione della prima frazione. Durante la ripresa i giocatori entrano con un altro piglio, sale in cattedra Neymar che con le sue accelerazioni mette paura alla difesa messicana. Ma i brasiliani sono troppo leziosi, non altrettanto gli avversari. Sugli sviluppi di un calcio di punizione nasce il raddoppio di Peralta. A niente serve il 2-1 di Hulk al 90‘.

Ancora troppo indeciso, dopo qualche errore nella semifinala, il ventenne Gabriel. Se sul secondo gol nulla può, qualche colpa invece sul vantaggio messicano, subito sul suo palo, la ha. A rendere negativa la sua prestazione ci si mettono anche le uscite avventate sui calci d’angolo. Per Pato la partita inizia dalla panchina e una volta entrato sul terreno di gioco, al 71′, non riesce ad incidere. Solo una volta si trova in un uno contro uno con la difesa messicana, ma pasticcia sul pallone e perde il momento buono per calciare. Il tempo per smaltire la delusione non sarà molto, giovedì entrambi sono attesi a Milanello e anche in quel caso le aspettative sono ambiziose.

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