Cassano, il "cuore" nerazzurro che gli interisti prendevano in giro

Cassano, il “cuore” nerazzurro che gli interisti prendevano in giro

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Tra Antonio Cassano e l’Inter sembra già essere scoppiato l’amore: “Dopo un’eternità sono arrivato nella squadra per cui faccio il tifo. Se tifi una squadra e poi arrivi a giocarci è il massimo, mi è ritornato il sorriso”, dice Fantantonio; “Cassano? Un giocatore divertente e interessante”, dichiara Moratti; “Uno di noi, Cassano uno di noi, urlano in coro i tifosi nerazzurri. Quanto amore… Viene da chiedersi, non poteva salvarlo subito l’Inter dalle ire di Garrone?

Se c’erano tutto questo affetto e questa stima reciproca, come mai le strade di Cassano e l’Inter non si sono incrociate prima? Doveva arrivare al Milan, prendere in giro società e tifosi, assistere alla vendita di Ibrahimovic e Thiago Silva, fare una sceneggiata in conferenza stampa, per capire che “l’Inter è il massimo”? Viene da ridere…

E viene ancora più da ridere (o da piangere) se si pensa a quello stendardo del 15 gennaio 2012, appena sette mesi fa, apparso in curva nord durante il derby di andata: “Gattuso, Cassano… Occhio non vede, cuore non duole“, che alludeva chiaramente ai seri problemi fisici patiti dai due ex rossoneri, costretti a stare lontani per mesi dai campi di gioco. Ironia? Sarcasmo? Goliardia tipica dei derby? No, semplicemente una “battuta” di pessimo, pessimo gusto. La notizia dell’ischemia celebrale, causata da un problema cardiaco, che colpì Cassano tenne con il fiato sospeso tifosi rossoneri e non: i milanisti, in particolare, stettero vicini a Fantantonio come mai avevano fatto prima per un altro giocatore: “Fantantonio non mollare, sotto la Sud torna a segnare”, recitava lo striscione esposto sotto l’ospedale dove l’attaccante era ricoverato. 

Risultato? I tifosi rossoneri sono stati presi in giro, i tifosi nerazzurri, invece, dopo aver ironizzato sul “cuore nerazzurro” di Antonio Cassano, sono diventati i migliori tifosi del mondo, pronti a venerare il loro nuovo beniamino che, forse, si merita Para…fondelli, come direbbero a Milano.

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