Un appello al Boa: umiltà e fame

Un appello al Boa: umiltà e fame


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Boateng a tutti! Da quando Prince è arrivato al Milan ne ho fatto uno slogan, un saluto, l’ho sempre considerato il simbolo del nuovo Milan che stava lentamente nascendo. Un Milan con muscoli, grinta, corsa, tutte caratteristiche alle quali il “Boa” abbina una buona qualità. Boateng simbolo di un Milan nuovo, con ingaggi “umani” e tanta fame. In due anni Allegri è stato bravo a trasformare il Milan delle sorridenti mollezze multimilionarie di Ronaldinho nella prepotente esuberanza fisica di Boateng e simili. Il risultato è stata una squadra meno tecnica, ma anche meno costosa, più giovani e con maggiori prospettive di crescita.

La rivoluzione “allegriana” si è completata quest’estate: per esigenze economiche il Milan ha ridotto del 70% il monte ingaggi. Per esigenze generazionali, il Milan ha abbassato l’età media della rosa di oltre 4 anni. Non c’è più una squadra da vertice, non c’è più una squadra di campioni, ma c’è una squadra che ha il tempo e la possibilità di crescere. Una squadra con tanti gregari e nessuna “primadonna”. Questo era ed è il vantaggio che ha voluto Allegri nella gestione dello spogliatoio. Una gestione complicatissima l’anno scorso proprio a causa dei privilegi e dei diritti acquisiti o pretesi da gran parte dei giocatori della rosa. Dai “senatori” a Obama, così veniva scherzosamente soprannominato Seedorf che si comportava da presidente degli Stati Uniti. Da Ibra al suo lacchè barese. Allegri ogni domenica doveva prendere l’Aulin contro il mal di testa per scegliere quelli da mandare in panchina e in tribuna. Quest’anno il tecnico ha “mano libera” e può prendersi tutte le responsabilità.

Tutto questo lungo discorso per arrivare a Boateng. Dopo un anno di assestamento fisico, psicologico e sentimentale, il Milan ha bisogno che torni ad essere il “Boateng a tutti” di un anno fa. A disposizione della squadra, pronto a correre come un matto, a giocare per gli altri e a caricare il gruppo. Rivogliamo il Boateng umile, affamato, campione dei gregari. Dopo lo scudetto del “Moon Walk” e l’addio di tutte le stelle, Prince pensa di essere lui la stella. “Non sei Ibra”: gli hanno detto più volte i compagni in queste partite. E’ bello che il Boa voglia risolvere i problemi di campo, ma in una squadra non si risolvono i problemi da soli, prendendo palla, dribblandone due e tirando in porta. Si è riconosciuti come leader quando si aiutano i compagni, non quando gli si urla dietro come faceva Ibra. In questo modo sì, Boa potrà consacrarsi campione e trascinare questa squadra che ha bisogno come il pane di veri leader.

A questo proposito si è inserito nel modo giusto King Kong De Jong, il tanto agognato “frangiflutti” davanti alla difesa dal quale si deve partire per costruire il nuovo Milan. Nuovo perché c’è Mattia De Sciglio, da me sempre ipotizzato titolare al posto di Abate. Nuovo perché sta crescendo Acerbi al fianco di Bonera e la doppia convocazione in azzurro è lì a dimostrarlo. Nuovo perché dobbiamo ancora scoprire tutte le doti dei vari Bojan, Niang ed… El Shaarawy. Nuovo perché abbiamo già trovato l’erede di Inzaghi. E con lui… l’interista diventa Pazzo…




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