Le tappe di una distruzione senza precedenti

Le tappe di una distruzione senza precedenti


Da squadra da battere alla zona retrocessione dopo tre sconfitte in quattro partite, il passo è stato davvero breve, ma nello stesso tempo traumatico. Un 2012 pieno di amarezze per i tifosi del Milan, partendo dal gol di Muntari a questo inguardabile e disastroso avvio di stagione. Ma di chi sono le colpe? Perché si vuole così tanto il male del Milan? Fare chiarezza su ciò che è avvenuto da gennaio in poi ci aiuterà meglio ad analizzare lucidamente la situazione.

Siamo alla fine di agosto, fine della sessione di calciomercato di riparazione. Adriano Galliani è a Parigi, sta mettendo a segno un colpo dei suoi, un colpo pazzesco. Dopo un anno di continui infortuni sta riuscendo a vendere Pato al Paris Saint Germain a quasi trenta milioni. Intanto, Carlitos Tevez è pronto ad atterrare a Milano per sostituire il brasiliano. Il Milan ci guadagna anche economicamente. Ma, ad un certo punto, si blocca tutto perché dall’alto hanno deciso che il Papero non si tocca. Tevez rimane al City contribuendo nel finale con gol pesantissimi alla vittoria della Premier per la squadra di Mancini e Pato continuerà a rientrare ed infortunarsi, senza riuscire a giocare più di tre o quattro partite.

28 marzo 2012. Un Milan senza Van Bommel, Thiago Silva e con Boateng acciaccato, riesce ad imporre un pareggio senza reti allo stellare Barcellona di Pep Guardiola, rischiando addirittura di vincere. Il presidente accusa l’allenatore di aver fatto catenaccio e dichiara di essersi vergognato per quello che ha visto. Ma, se giochi contro i migliori al mondo che contro tutti hanno almeno il 65% del possesso palla e ad agosto sono riusciti a prendere Fabregas, mentre in Via Turati arrivavano Aquilani e Nocerino, difficile pretendere di più. Un rapporto che da quel momento è andato sempre più ad inclinarsi, con un allenatore che non ha più sentito la piena fiducia della società.

In seguito, mentre la Juve ci soffiava uno scudetto che, fra mille infortuni e decisioni arbitrali discutibili, è stato in bilico fino alla fine con un entusiasmante testa a testa contro una squadra imbattuta, arriva l’addio dei senatori. Per alcuni era un addio scontato ed inevitabile. Ma, Nesta, Van Bommel e Seedorf erano stati punti fermi di Allegri e si sapeva che si andava a perdere dei giocatori fondamentali nello scacchiere tattico del tecnico livornese. Quindi, nonostante alcuni di loro si sarebbero potuti convincere a rimanere, si è deciso di ringiovanire la rosa ripartendo dagli unici due campioni rimasti: Ibrahimovic e Thiago Silva. Costruire una squadra più giovane e più affamata al fianco dei migliori al Mondo, che intanto erano stati dichiarati incedibili. Era questa la mission della società rossonera.

A giugno arriva la grande paura. Thiago sembra già venduto al Psg, prima del clamoroso colpo di teatro. Il Presidente in persona blocca un affare che sembrava già fatto dicendo che lui ama il Milan e, mettendosi una mano al cuore, ha deciso di rinunciare ad una barca di soldi per il bene del diavolo. Thiago rimane, Thiago sarà la bandiera del Milan per i prossimi anni. Un nuovo contratto per il brasiliano è pronto. i tifosi del Milan sono, ovviamente, contenti e ringraziano sentitamente il presidente. Non passa neanche un mese e la paura ritorna. Questa volta però non ci saranno colpi di teatro e, nel silenzio e nella desolazione più assoluta Ibra e Thiago passano ai parigini lasciando a Milanello un vuoto incolmabile.

Ma come, non si era detto che erano incedibili? Non si era rifiutata un’offerta per Thiago solo per amore del Milan? E Ibra? Per la prima volta non è lui a decidere di andare via, lui vuole restare e qualcuno gli aveva promesso la conferma. Invece, nel giro di un mese il Milan si ritrova senza i suoi senatori e senza gli unici top player rimasti. L’estate rossonera, già caldissima, diventa rovente ad agosto: la pazienza dei tifosi diminuisce con l’avvicinarsi del gong del mercato, dalla campagna acquisti non arrivano notizie confortanti e il dato sugli abbonamenti resta allarmante.

A Ferragosto però il colpo di scena inatteso: nel giro di pochi giorni il Milan chiude con i cugini dell’Inter uno scambio che sembrava solo fantacalcio, con Cassano in nerazzurro e Pazzini in rossonero. E’ il barese a spingere per l’addio, riservando parole velenosissime per Galliani al momento dei saluti: di fatto un caso più unico che raro, visto che l’ad rossonero ha sempre lasciato un ottimo ricordo di se nei giocatori che hanno lasciato Milanello. Il nervosismo in casa Milan viene tradito anche dalle opinioni discordanti dello stesso Galliani e di Allegri nel fissare gli obiettivi stagionali: il tecnico parla di “traguardo Champions”, il vicepresidente, in particolar modo con gli arrivi last-minute di Bojan e De Jong, rilancia affermando che la squadra può lottare per il vertice.

Il resto è storia recente. L’avvio di stagione disastroso, la vergognosa lite fra Allegri ed Inzaghi, chiusa da un ancora più vergognosa ed imbarazzante pace imposta dalla società in diretta tv. Tutto ciò è davvero troppo. Il resto lo fa una squadra che scende in campo con i vari Zapata, Antonini e Flamini, che evidentemente in questo momento non troverebbero spazio neanche in una squadra di medio livello della nostra Serie B, senza anime e senza cuore, rassegnata all’inevitabile brutta figura in campo. Il tutto collegato da un solo filo logico. La mancanza di una programmazione seria e coerente e la completa assenza di una società che ormai non ha più stimoli e ha deciso di uscire di scena.

Si sa, gli sceicchi non comprano società indebitate e per vendere c’è bisogno di mettere i conti a posto. Ma intanto è stata smantellata una squadra nel giro di un’estate e con una facilità impressionante, si sono presi in giro milioni di rossoneri della Penisola e si è rovinato il giocattolo più bello, quello che una volta era il fiore all’occhiello dell’impero del Cavaliere.




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