Contiene talento, energia e carisma. Ecco la pillola El92

Le spalle sono ancora strette, eppure in campo diventano larghe e possenti. Gli anni sono solo 20, ma davanti alle telecamere, per calma e parole pesate, sembrano almeno una decina in più. La cresta invece è come la testa, punta verso l’alto, al cielo e non si abbassa mai, nemmeno dopo un dribbling sbagliato: “Perché a me piace così“. E a noi pure.

Assenza di qualità? Mancanza di energie? Perdita di leader? Astinenza da gol? Niente paura, il rimedio c’è: si chiama Stephan El Shaarawy la cura a questo Milan malato (gravemente) di pochezza. E non va dosato con il contagocce. No, perché dal Faraone il Milan si prende e pretende tutto. La fase offensiva, la sua specialità, tanto quanto la fase difensiva, entrata ormai a far parte delle sue caratteristiche. Come un medicinale che quando lo assumi non solo ti fa passare il mal di testa, ma anche tutti gli altri acciacchi vari.

Il potere della medicina, il potere del Faraone. Crea dipendenza, però, facendo tutti gli scongiuri del caso, il fisico tiene botta e sul mercato logica vuole che non ci finirà, almeno a breve. Quindi ben venga il sovradosaggio di El Shaarawy. In ogni caso a Milanello lo preservano gelosamente: se lo tengono stretto e, non si sa bene come, lo fanno tenere con i piedi ben saldi a terra.

La panacea di tutti i mali. Uno che se Pato (circa 40 gol in più) sbaglia un passaggio, ha il coraggio di fulminarlo con lo sguardo e riprenderlo a parole. L’attaccante terzino che finisce (in ripiegamento) con i crampi e gli occhi luci. Era il suo compleanno: “Quello più bello” dirà a fine gara. Strano, perché il regalo lo ha fatto lui a noi.

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