O adesso o mai più. Pato, sarà la volta buona?

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L. Dimitri – Leccesport.it

Sabato sera si torna a respirare aria di campionato. Per il Milan la sfida all’Olimpico contro la Lazio di Petkovic rappresenta già un crocevia fondamentale della stagione. I sette punti in sette partite, ottenuti fin qui, rappresentano la consapevolezza che non si può più sbagliare e si deve assolutamente iniziare a fare punti. Ma la sfida si annuncia delicatissima e, ancor di più, se si pensa che la trasferta in casa laziale per i rossoneri non è mai stata semplice. Nelle ultime due stagioni, infatti, sono arrivati un pareggio e una sconfitta e due brutte prestazioni.

L’ultima vittoria risale al novembre 2009 dopo che, sempre nel 2009 ma a febbraio, ci fu la penultima. Due vittorie che portano la stessa firma: Alexandre Pato. E quella di sabato sarà proprio la sfida che vedrà il ritorno, almeno dalla panchina, dell’attaccante brasiliano. A quasi due mesi dall’ennesimo stop muscolare (l’infortunio numero 16 da quando è al Milan), Pato è di nuovo arruolabile. E sì, avete capito bene, l’infortunio numero 16. Se si pensa che parliamo di un ragazzo di appena 23 anni, il tutto sembra davvero assurdo.

Ora sembrerebbe tutto finito e, con la doppietta con la Primavera e il gol in partitella, il periodo nero dovrebbe essere alle spalle. Ma quante volte lo abbiamo detto o pensato negli ultimi anni? Purtroppo, troppe volte e forse sarebbe meglio andarci cauti questa volta. Questo Milan ha bisogno della classe e dei gol di Pato, ma allo stesso tempo il giocatore ha bisogno del Diavolo per riscattarsi e per rilanciare una carriera che, già alla sua età, sembra tristemente in declino.

Maledetti muscoli, maledetti adduttori. I numeri dell’ultima stagione sono davvero impietosi: solo 18 gare (3 per intero) disputate e 4 le reti messe a segno, tanto da essere diventato un caso clinico. In questi 4 anni e mezzo di Milan, l’attaccante verdeoro è stato visitato da quattro luminari, ha fatto impazzire Milan Lab e nemmeno il cambio di preparatore atletico e il fisioterapista personale arrivato dal Brasile hanno dato una svolta a questa cronica propensione agli infortuni muscolari. Postura, corsa o blocco psicologico: tante le ipotesi, ma nessuna soluzione.

Andare avanti così non è possibile e per questo motivo questa stagione per il ragazzo rappresenta l’ultima spiaggia. Magari ci aveva visto giusto quel volpone di Adriano Galliani, che a gennaio lo aveva ceduto al Psg dove Ancelotti lo stava attendendo a braccia aperte. Silvio Berlusconi in persona (Barbara una parolina ce l’avrà pur messa) ha bloccato l’operazione, che avrebbe portato nelle casse rossonere quella liquidità per acquistare Carlos Tevez.

Ma il Papero è rimasto ed ora sembra davvero essere arrivato il momento di ricambiare tutta la fiducia che il club di Via Turati ha riposto su di lui. Anche perché ora non ci sono più scuse. Troppe volte infatti si è parlato dei suoi difficili rapporti, soprattutto in campo, con Zlatan Ibrahimovic. Troppo due prime donne assolute per poter convivere assieme. Il brasiliano soffriva la troppa personalità dello svedese e i suoi continui rimproveri, Ibra proprio non sopportava di giocare al fianco di un ragazzino che non passava il pallone e non seguiva le sue regole. Molto meglio Cassano o Robinho. Ma ora Zlatan non c’è più, il Milan ha perso tantissimo in qualità e l’unico che può non farlo dimenticare è il Papero. Qualsiasi sia lo schema che Mister Allegri deciderà di adottare, il posto là davanti in questo Milan è suo.

Con El Shaarawy, Boateng, Robinho, Emanuelson, Montolivo, le palle per ritrovare la via del gol non mancheranno e di certo Pazzini e Bojan non possono pensare di essere i titolari con un Pato in piena forma. Ma lui dovrà crescere, in personalità oltre che in efficienza fisica. L’ultima partita ufficiale ad aprile, l’ultimo gol in campionato a novembre. Per uno che ha già comunque fatto 61 reti in rossonero, sono numeri assolutamente da dimenticare. Ma indietro non si guarda e la realtà è che sabato per Pato comincia una nuova parentesi della sua carriera. Sperando che non si fermi più.

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