Tanti auguri Marco. Il tuo talento rimarrà scolpito nella storia del calcio

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Di piede, di testa, al volo, da fuori area, di rovesciata: lui segnava da qualsiasi parte del campo, senza distinzione. Marco Van Basten era ed è così, perchè il suo ricordo vive ancora presente in tutti i tifosi rossoneri che hanno potuto vedere quel Milan degli anni ’90. Quel Milan che, grazie al Cigno di Utrecht, ha vinto tutto, da campionati a Coppe Campioni con una facilità disarmante. La fortuna, che abbiamo avuto noi nel poterlo vedere, non è stata di certo benevola, invece, con lui. Un destino beffardo gli ha rovinato la carriera, conclusasi prematuramente all’età di 30 anni. Troppo presto, troppo poco per uno così.

31 ottobre 1964 – 31 ottobre 2012: Marco Van Basten compie 48 anni. Il popolo calcistico per un giorno si ferma, apre la scatola dei ricordi ed estrae il libro sul centravanti più completo dei ultimi 20 anni e, forse, di tutta la storia del calcio. Con il Milan, in 201 partite segna 124 gol, uno più bello dell’altro. Perchè a Marco non piaceva solo segnare: piaceva far divertire, far emozionare, far sognare, incantare la platea. Fra tutti quei gol, quello in rovesciata nel novembre del ’92 contro il Goteborg in Coppa Campioni rappresenta alla perfezione il Van Basten milanista: rapidità d’esecuzione, precisione, coordinazione, gol all’angolino basso. Anche se, la prodezza più accecante, nonchè il gol più bello della sua carriera, lo ha realizzato con la maglia della sua nazionale. Siamo nel giugno dell’88, Olanda-URSS, secondo tempo. L’Olanda recupera un pallone a centrocampo e parte in contropiede. Mühren mette dalla sinistra un cross troppo lungo per tutti, non per Van Basten. Il tempo si ferma, le bocche incominciano ad aprirsi a forma di O: Van Basten si coordina e al volo, praticamente da calcio d’angolo, infila il pallone dove nessuno credeva. Un gol da cineteca.

Nell’estate del ’95, dopo l’ennesima operazione a quelle caviglie che tanto hanno fatto la sua fortuna salvo poi rivelarsi il suo tallone d’Achille, decide di lasciare definitivamente il mondo del calcio giocato. Il mondo del pallone è in lutto, piange un campione forse inarrivabile. Ma Van Basten qualche soddisfazione se l’era già presa: prima i trofei continentali e non con la maglia del Milan, poi tre palloni d’oro, una cosa riuscita solo ad altri geni come Platini, Cruijff e Messi. Dopo la carriera da calciatore, Van Basten ha voluto seguire il normale cammino dell’allenatore. Ma, come spesso accade, i risultati non sono gli stessi. Alla guida dell’Olanda prima e dell’Ajax poi, infatti, non vince nulla.

“Dove troveremo un altro come lui?” scriveva in prima pagina la Gazzetta dello Sport il giorno dopo uscita la notizia del suo ritiro. E avevano ragione: Van Basten è unico, inimitabile, inarrivabile, come solo i grandi campioni meritano. E così, 20 anni dopo le sue gesta in rossonera, siamo ancora qui a parlare di lui. Perchè quando inventi calcio, il tuo destino è questo: rimanere incollato nelle memorie dei tifosi. Auguri Cigno di Utrecht!

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