Prima regola: non montarsi la testa

Il veterano Abbiati e il giovane El Shaarawy. Sono diventati loro i primi simboli di un Milan che dopo la rivoluzione aveva bisogno di nuovi punti di riferimento e di rinnovato entusiasmo. Li ha trovati entrambi nella serata di San Pietroburgo, in una vittoria contro lo Zenit che Allegri che oggi è vissuta come una svolta ma rischia di essere ridimensionata in fretta senza una replica, a livello di risultato e prestazione, nel derby di domenica. Rientrati nella notte dalla Russia, tutti i rossoneri sono già concentrati sulla sfida all’Inter. A partire da El Shaarawy, autore di un gol da vedere e rivedere.

Ieri vittoria fondamentale. Sono orgoglioso di essere il più giovane marcatore in Champions nella storia del Milan“, ha scritto su Twitter l’attaccante che compirà 20 anni il 27 ottobre. Meglio di lui ha fatto solo Gianni Rivera, in gol con la maglia rossonera nella vecchia Coppa dei Campioni ad appena 19 anni e un mese. E’ un momento magico per El Shaarawy: segna da quattro partite di fila, in cui ha collezionato cinque reti, una in più di quelle della passata stagione. “L’anno scorso era ancora un bambino, questa sarà la sua stagione“, ha previsto Adriano Galliani. Ma al Milan stanno cercando di mantenere con i piedi a terra il ragazzo nato a Savona da mamma ligure e papà egiziano.

Niente interviste è la prima disposizione, ma come ripete spesso Allegri, deve essere bravo El Shaarawy in prima persona a non montarsi la testa e “a farsi scivolare tutto addosso”. Tutto, compreso il pesante confronto scelto da Galliani con quell’Etòo che ha fatto la fortuna dell’Inter di Mourinho. Una similitudine pesante, ma è vero che El Shaarawy è l’attaccante più in forma (Pato sabato giocherà un’amichevole con la Primavera e, salvo intoppi, rientrerà dopo la sosta) e piazzato largo a sinistra sta facendo la differenza: è pericoloso nell’area avversaria, prezioso in copertura in quella rossonera. Che resta comunque troppo spesso terra di conquista per chi gioca contro il Milan, specialmente quando c’é un calcio da fermo. Allegri deve in fretta trovare soluzioni.

Con il cambio di modulo ha sviluppato un’identità e un gioco più gradevole, ma il 4-2-3-1 ha bisogno di una retroguardia solida, altrimenti addio equilibrio. La vittoria di San Pietroburgo ha dato fiducia alla squadra e, assicurano da via Turati, ha prodotto uno scatto nelle vendite dei biglietti per il derby (“Chiediamo ai nostri tifosi di starci vicino, di far pesare il fatto che giochiamo in casa”, l’appello di Bonera). Ma ha anche nascosto qualche difetto, dall’indolenza di Boateng all’imprecisione dei mediani, passando per le difficoltà di Bojan e Pazzini a trovare la porta. Domenica sarà un test importante. Un nuovo flop potrebbe rimettere in discussione tutto, e restituire precarietà alla panchina di Allegri. Intanto sulla graticola è finito Spalletti, che è legato fino al 2015 allo Zenit, ma non si sa mai.

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