Quando l’arbitro diventa (sbagliando) il capro espiatorio

Non cadiamo in tentazione, non facciamo come quelli dell’altra sponda del Naviglio: l’arbitraggio di Valeri in uno dei derby meno sentiti della storia non può coprire tutti gli errori e le lacune di una squadra in balìa di se stessa. Sarebbe riduttivo addossare tutte le colpe di una sconfitta all’arbitro che nella direzione della gara, sicuramente errata in molte circostanze, è stata condotta in modo equo verso entrambe le squadre. Cartellini affrettati e voglia di essere protagonisti anche quando non serve: gli errori di Valeri stanno tutti qui.

Ripercorrendo la partita nei suoi momenti clou, il primo episodio in cui l’arbitro ha voluto essere subito protagonista è sulla punizione del gol del’Inter: Allegri protesta vivacemente per un entrataccia di Samuel non sanzionata col cartellino, Valeri accetta il faccia-a-faccia e redarguisce il tecnico rossonero. Fischio per la battuta e vantaggio nerazzurro. Secondo episodio che ha scatenato l’ira del Milan arriva al 40′: Handonovic smanacia in area e frana su Emanuelson, Montolivo calcia al volo e a gioco fermo sigla il pareggio. Tutti fermi, Valeri fischia (sbagliando) un fallo dell’olandese sul portiere e la tensione della partita sale. Ultimo episodio a fine partita: Robinho su un contatto in area con Samuel accentua troppo e Valeri lascia correre. Poteva starci il rigore.

Una conduzione di gara discutibile, che non deve però nascondere le troppe amnesie difensive del Milan, condite da un attacco apparso troppo molle contro una difesa fisica come quella dell’Inter. Aggrapparsi alle decisioni arbitrali non è nel nostro dna, lasciamolo a loro. Una vittoria non cambia le gerarchie di Milano, che rimarrà sempre rossonera. Anche dopo una sconfitta.

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