Mancanza di concretezza: ecco le cause e i rimedi

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Il Milan, nel derby, ha detenuto il record di passaggi eseguiti con successo e conclusioni a rete. De Jong, seguito da Montolivo, Emanuelson e De Sciglio, ha effettuato 68 fraseggi. L’ex capitano della Fiorentina, con 7 tiri e seguito da Bojan e Boateng, ha guidato l’assedio alla porta di Handanovic. Così recitano le statistiche. Peccato che, costituendo i campionamenti uno specchietto per le allodole, l’Inter si sia aggiudicata la contesa con merito. Il calcio non è una scienza: per comprendere le situazioni e trarre giudizi, bisogna sperimentare e approfondire.

Dobbiamo allora ammettere che gli uomini di Allegri, pur essendosi visti negare dal signor Valeri un gol e un rigore, hanno meritato il verdetto del campo. Come accade dall’inizio della stagione, durante la stracittadina, sono stati i singoli a tradire, macchiare la partita e non garantire concretezza. Abbiati, dopo averci fatto rischiare di non vincere la sfida del Petrovskij, ha sfoggiato un’uscita horror che ha permesso a Samuel di trovare la rete. Trattasi del quinto errore, in nove partite, commesso dal portiere di Abbiategrasso. De Jong, che avrebbe dovuto essere la nostra diga, ha steccato ancora: sebbene abbia recuperato qualche pallone, non garantisce dinamismo e non sa impostare l’azione. Boateng, a parole leader del gruppo, continua a deludere e a essere la ricalcatura del giocatore che aveva contribuito alla conquista del Campionato 2010/2011. Kevin Prince, anche domenica sera, è sceso in campo senza determinazione, si è estraniato dal gioco e si è divorato tre occasioni che avrebbero cambiato le sorti della sfida. Gioca con superficialità e senza voglia di rendersi utile alla causa. Così non va.

Emanuelson e Bojan, mettendola sul dinamismo, avrebbero dovuto mandare in tilt le guardie del corpo di Handanovic. Nulla di tutto questo. I due, nonostante si distinguano per mobilità, hanno dimostrato di non essere capaci a imporsi nei momenti decisivi, di peccare in fisicità e praticità. Urby, davanti a Zanetti, ha avuto paura ad affondare e ha sfornato cross senza senso. Krkic, che dispone di qualità balistiche e abilità nel dribbling, ha sofferto la prestanza dei centrali nerazzurri ed è crollato nel momento di depositare in rete la palla del pareggio. Pazzini, scelto in estate per le sue doti da finalizzatore, è riuscito anche nel derby a fallire due gol già fatti. Oltre a non disporre dell’identikit del centravanti moderno, non è infatti in grado di fare salire la squadra, Giampaolo nemmeno riesce a segnare di rapina. Da notare è il fatto che il Pazzo fosse entrato a venti minuti dalla fine, al calare del ritmo, quando la compagine di Stramaccioni era in dieci uomini.

Alla luce della situazione creatasi, non possiamo chiedere la testa di Allegri, che avrebbe però dovuto sfidare l’Inter affidandosi a un maggior numero di incontristi. E’ stato Braida, in qualità di direttore sportivo, a scegliere gli uomini da cui ripartire per il nuovo ciclo. E’ stato Braida a fare fretta a Galliani affinché si arrivasse a Pazzini, pur dovendo sborsare 7 milioni, anche se un ariete come Carroll era ancora libero e acquistabile in prestito. E’ stato Braida a decidere di puntare su De Jong e aggiudicarsi le prestazioni di Constant, mentre l’amico Preziosi stava cedendo alla Roma due promesse quali Destro e Tachtsidis e la rivelazione doriana Obiang era una matricola. E’ stato Braida a pensare di continuare a dare fiducia ad Abbiati, con Amelia sostituto, e abbandonare la pista Sommer. E sì che i giocatori in elenco non costavano cifre da capogiro: Galliani, con prestiti, comproprietà e prezzi low cost, sarebbe riuscito ad aggiudicarseli.

Sta di fatto che bisogna per forza reagire, risalire posizioni in classifica e guardare avanti. Onde evitare che il Milan perda altri punti per mancanza di sostanza, Allegri ha l’obbligo di tornare a varare la cortina di ferro. Il 4-2-3-1 non assicura né equilibrio, né stabilità, in Italia, la maggior parte dei pesi leggeri fatica a fare la differenza. E’ un dato di fatto. Urge farsi un esame di coscienza e rispolverare il modulo a tre incontristi, che si schierino a protezione della difesa e si dedichino in prevalenza all’interdizione. Non è che, non giocando con moduli a trazione anteriore, non si possa risalire la china e vincere le partite. Anzi. Il teorema secondo cui schierare un gran numero di punte significa segnare e imporsi con facilità è stato da sempre smentito. Riproponendo lo schema a tre interditori e adottando tattiche attendiste, unica soluzione alla crisi, gli avversari tenderanno a sbilanciarsi e le ripartenze guidate dalla rapidità e dall’estro El Shaarawy e seguite dagli inserimenti di un interno potranno ridarci ossigeno. Assicurato. E sia mai che, necessitando di una punta di peso, Pazzini non venga accantonato e non si decida di valorizzare M’Baye Niang…

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