Addio a un 2012 altalenante, con più ombre che luci

Addio a un 2012 altalenante, con più ombre che luci


BORSINOSi conclude un anno poco fortunato per i colori rossoneri, un anno che segna un punto di svolta, uno spartiacque netto con il glorioso venticinquennio d’oro.

La prima parte del 2012, tuttavia, è stata tutto sommato positiva per i colori rossoneri. La lotta per lo scudetto contro la Juventus ha fatto rivivere a molti le antiche battaglie degli anni Novanta e del primo quinquennio 2000, quando le due società si divisero buona parte dei Tricolori. Tuttavia, alcuni episodi sfavorevoli, i molti infortuni, diversi errori di troppo e la grandissima fame di una Juve da troppo tempo a secco di successi hanno determinato l’esito sfavorevole per il Diavolo, che chiuse il campionato al secondo posto, con grande delusione ma anche con enorme consapevolezza dei propri mezzi. Per quanto riguarda la Champions, poco si può recriminare. Uscire contro il Barcellona è quasi normalità. Una prima parte di stagione, dunque, complessivamente IN RIALZO.

Tuttavia, proprio la conclusione della serie A 2011/2012 segnò l’inizio della fine. Dopo un decennio di militanza e di trionfi rossoneri, infatti, quattro grandi senatori, quattro enormi pezzi della storia del Milan, abbandonarono via Turati. Gattuso si trasferì in Svizzera, al Sion, mentre Seedorf e Nesta hanno tentato l’avventura oltreoceano, Clarence in Brasile, al Botafogo, e Nesta in Canada. SuperPippo Inzaghi, che commosse il popolo rossonero con la sua ultima rete nella partita dell’addio, nonostante l’enorme voglia di giocare ancora, non riuscì a dire addio agli amati colori, intraprendendo l’avventura di allenatore degli Allievi Nazionali, che sta guidando ottimamente. A questi pezzi di storia e cuore rossonero seguirono altri due grandissimi campioni: Gianluca Zambrotta e Marc Van Bommel. Insomma, il loro addio segnò la fine di un ciclo e si sarebbe rivelato molto più incolmabile di quanto allora si pensasse. IN RIBASSO.

Addii che hanno dato inizio a un vero e proprio caos all’interno del club, caos che sarebbe sfociato nel peggior mercato della storia del Milan berlusconiano. L’estate, infatti, dopo i senatori, ha privato i tifosi rossoneri anche delle due vere colonne portanti della squadra, i due fuoriclasse, gli unici in grado di fare la differenza: Ibrahimovic e Thiago Silva. La loro cessione ai supermiliardari sceicchi del Paris Saint Germain è stata una vera e propria mazzata per tutto il mondo milanista, una mazzata senza precedenti e dalla quale il club ancora fatica a riprendersi. Un duro colpo per tutti i tifosi, ma necessario per sanare le povere casse rossonere. La perdita di prestigio e blasone della società, a questo punto, era sugli occhi di tutti. E non sfuggì soprattutto ad Antonio Cassano, che, lungi da ogni forma di riconoscenza verso la società che lo aveva “salvato”, passò sulla odiata sponda nerazzurra. IN RIBASSO.

Dopo dei simili stravolgimenti era difficile pensare a un campionato da protagonisti. Nessuno, però, si sarebbe mai aspettato un avvio così disastroso, come da decenni non si verificava in una così gloriosa società. L’avvio di stagione è stato di quelli shock, con il Milan stagnante poco sopra la zona retrocessione e con il tramonto immediato di ogni possibile sogno di piazzamento prestigioso. Qualcuno ha visto addirittura lo spettro della serie B e Allegri ha rischiato più volte di rimetterci il posto. Piano piano, però, la squadra è riuscita lentamente a risalire, anche se gli strascichi della rivoluzione estiva si fanno e si faranno ancora sentire per molto tempo, in una squadra che mantiene dei limiti evidenti. IN RIBASSO.

La rifondazione, tuttavia, ha portato finalmente al tanto agognato svecchiamento della rosa. Il Milan è passato dall’essere una squadra di over 30 a una delle formazioni più giovani della serie A, lanciando indiscutibili talenti che costituiscono il futuro della Nazionale. Parliamo innanzitutto di Stephan El Shaarawy, che è diventato l’assoluto protagonista di questo campionato, e non solo per il Milan. Il giovane Faraone, che ha da poco compiuto i 20 anni, ha impressionato tutti. Un mix di tecnica, esplosività, grinta e freschezza atletica ne ha fatto il miglior giovane in circolazione e certamente, al momento, anche il miglior calciatore della serie A 2012/2013. Non solo. Il Milan può anche vantare di possedere uno dei maggiori talenti italiani nel reparto difensivo, quel Mattia De Sciglio che, ancora troppo prematuramente, è stato da molti accostato a una leggenda come Paolo Maldini. Certamente la personalità, l’umiltà e i piedi buoni non gli mancano. IN RIALZO.

Insomma un anno di cambiamento, di taglio netto con il passato, che indubbiamente finora non ha portato i frutti sperati, ma che non deve essere visto come un totale fallimento, poiché le basi per ripartire ci sono. E i talenti anche. Bisogna avere soltanto la lucidità di coltivarli al meglio e qualche spicciolo in più per intervenire sul mercato. Per ritornare a essere grandi. BUON 2013 A TUTTI.




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