Il Kakà-bis resta un miraggio a causa della fiscalità e…

KAKA' 1Ad un passo dal sogno, poi la brusca frenata, probabilmente l’ultima. La storia tra Ricardo Kakà e il Milan, interrotta da 67 milioni di euro-motivi nel 2009, sembrava dover riprendere a distanza di qualche anno (e svariati problemi fisici in più). Galeotta fu la sortita milanese durante la quale l’ex bambino d’ora si era tranquillamente lasciato sfuggire un: “Sarei disposto a tutto pur di tornare”. E allora “giù” ricordi, spazio alle ipotetiche collocazioni tattiche più disparate (seconda punta? trequartista? centrale di centrocampo?), ma soprattutto alla fantasia.

Non è bastata quella di Galliani che si è visto rispondere picche all’offerta di un prestito di 30 mesi. Troppi i motivi, nonostante il ragazzo fosse diposto a ridursi, anzi a dimezzarsi l’ingaggio, per chiudere definitavamente la porta numero 22. Dalla bestia nera chiamata fiscalità, che già aveva chiuso la strada nel mercato estivo, alle pretese del Madrid (18 milioni di euro cash considerati una cifra esagerata dalla dirigenza rossonera) fino a quelle del padre-agente che ai blancos chiedeva una buonauscita intorno ai 10 milioni di euro. Una montagna insormontabile.

Un sogno irrealizzabile che lascia con l’amaro in bocca gli estimatori del fantasista ma che, in particolar modo, lascia deluso Kakà stesso costretto suo malgrado a proseguire il via vai tra panchina e tribuna. Il campo, salvo clamorosi ripensamenti di Mou, resterà un miraggio tanto quanto la maglia rossonera. E così anche il Mondiale si allontana..

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