La discesa di Binho, da pupillo a panchinaro

robinho bandierina (spaziomilan)Tre scampoli di gara, nelle ultime tre gare. Solo gli ultimi dieci minuti con Atalanta, Udinese e Cagliari. Da pedina fondamentale a riserva finita quasi nel dimenticatoio. In queste condizioni anche l’allegria ed il piacere di giocare a pallone possono venir meno e anche uno come Robinho può perdere il sorriso. Lui non crea problemi nello spogliatoio ma la voglia con cui entra in campo e l’indisponenza con cui gioca la dice lunga. Del resto non ci vuole molto a capire quando un calciatore non è motivato al 100%. Non è un caso vero e proprio, ma poco ci manca.

L’arrivo di Balotelli e l’ascesa di Niang hanno compresso l’importanza di Robinho all’interno della rosa milanista. Da inizio anno l’attaccante brasiliano ha giocato solo spezzoni di partita entrando nel secondo tempo. Troppo poco per chi è abituato (almeno fino a qualche anno fa) a essere protagonista nella Seleçao e lo è stato anche nelle sue prime stagioni milaniste. Ma le trattative con il Santos erano arrivate a un punto talmente avanzato che ormai Robinho si sentiva un giocatore della squadra dov’è cresciuto.

Questo ha comportato un calo di tensione durante la pausa natalizia che, unito a qualche problema fisico, ha determinato una condizione non ottimale del numero 7 rossonero. Non a caso, in questo momento, Robinho sembra più indispensabile al di là dell’Atlantico che in Italia. Il Santos tornerà alla carica per riaverlo in estate. Ma siccome a fine stagione manca ancora qualche mese, recuperare il miglior Robinho diventa un obbligo. La sua classe e i suoi colpi sono troppo importanti per questa squadra che, soprattutto in sfide come quelle contro il Barça, ha bisogno del fantasista carioca.

 

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