La lezione del Camp Nou per crescere sulle orme del ManUtd

La lezione del Camp Nou per crescere sulle orme del ManUtd


kaka celSono passati più di dieci giorni ed intanto il Milan ha ripreso la sua marcia verso una nuova Champions da giocarsi nella prossima stagione, ma la gara del Camp Nou è rimasta impressa negli occhi di tanti. Allora proviamo a guardare quella gara sotto un’ottica diversa, un’ottica che fa pensare che quello che è successo potrà essere d’aiuto per un futuro migliore. E’ stata una dura lezione. Certo, nessuno può dire il contrario. E’ passata ai quarti la squadra più forte. Ma la sensazione è che non sarà sempre così.

Si possono trovare dei parallelismi, infatti, con una sfida del passato. Del grande passato rossonero. Nella stagione 2006/2007 il Milan riuscì a battere il Manchester United a San Siro nella gara, considerata ancora oggi, perfetta. Quella squadra poteva avvalersi dell’esperienza di Kakà, Seedorf, Nesta e tanti altri che resero quell’impresa qualcosa di straordinario. Di fronte i Red Devils di Sir Alex Ferguson che dettero comunque l’impressione di essere una squadra pronta al salto di qualità. In gruppo c’era Wayne Rooney, allora 22enne. E poi Cristiano Ronaldo, anch’egli soltanto 22enne. Si trattava di grandi talenti, ancora giovani però. Ancora non pronti ad affrontare il grande e teso palcoscenico europeo, quello in cui gli stadi si riempiono all’inverosimile e il fattore “casalingo” conta più di quanto si possa pensare. Le gambe dei giocatori rossoneri al Camp Nou tremavano eccome.

A gente come El Shaarawy che, nonostante la grande maturità già dimostrata, ha solo 20 anni e le emozioni a quell’età non sono poi così facili da controllare. Per non parlare poi di Niang che di anni ne ha soltanto 18. Di questi giocatori però se ne parlerà ancora a lungo, come di De Sciglio e Balotelli che, fra le altre cose, a Barcellona non poteva giocare. E se il Manchester United, dopo la scoppola subita contro il Milan, è riuscito a vincere una Champions League nel 2008 ed è approdata a due finali (2009 e 2011) significa che quel gruppo di giovani campioni si stava formando. La lezione che i rossoneri rifilarono ai Red Devils fu di grande aiuto per il futuro roseo della squadra di Sir Alex Ferguson.

E’ così che deve uscirne il Milan. Rafforzato dal fatto che il futuro che ha di fronte potrà regalare soddisfazioni e successi. Perdersi d’animo non fa parte del gioco, soprattutto per chi ha davanti a sé tanti altri anni di carriera. Oggi nei peggiori incubi di Niang tornerà ricorrente il pensiero di quel pallone che sbatte sul palo in un Camp Nou ammutolito. Ma tra due o tre anni, siamo certi, quella palla entrerà in rete. Il futuro è dalla parte del Milan e di un progetto che, anche dopo il 4 a 0 subito contro il Barcellona, sembra essere sulla strada giusta.




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