UEFA, avanti tutta contro il razzismo: arbitri autorizzati a sospendere le partite

Giornata_contro_razzismoL’UEFA ha deciso: in occasione di cori razzisti, gli arbitri sono chiamati ad avvalersi della facoltà di fermare l’incontro. Che si tratti di una partita di Champions League, di una competizione di minore blasone o di Campionato, nulla importa. Le esternazioni di discriminazione razziale vanno evitate. O per lo meno, stroncate sul nascere. E’ questo quanto emerso dal summit tenutosi nella giornata di ieri in quel di Sofia, capitale della Bulgaria, e riconosciuto ufficialmente in data odierna dal Comitato Esecutivo. Che tra l’altro, come scritto nel comunicato ufficiale, “chiede che anche gli allenatori denuncino tali atti, anche se questo dovesse andare a discapito dei propri sostenitori“.

Una scelta drastica, insomma, per cercare di arginare un fenomeno sempre più in espansione anche nel mondo dello sport e soprattutto del calcio. Fenomeno, quello del razzismo da stadio, in linea di massima diverso sia dalla convinzione darwiniana inerente la presunta superiorità di una razza rispetto a un’altra, sia dalla concezione etnocentrico-xenofoba. Ma comunque da condannare e reprimere, poiché in grado di rovinare e contaminare le manifestazioni sportive, momenti di svago e spensieratezza. Il discriminatore medio presente sugli spalti, infatti, non insulta un atleta di colore poiché realmente intollerante verso diversità sociali e culturali. Ma per il semplice gusto di danneggiare moralmente i protagonisti della competizione, a causa di motivazioni in prevalenza sportive e strettamente personali ma non ideologiche, traslate in ambito razziale tramite insensate generalizzazioni. Condizione fondamentale affinché ululati e sfottò razzisti prendano il sopravvento sulla competizione è però l’attiva collaborazione di più spettatori. Già, quando agisce, il razzista da stadio si manifesta sotto le vesti di una persona fragile nell’essenza e alla costante ricerca di certezze. E che nel momento di massimo sfogo, se supportato, si illude per una manciata di attimi di potersi impossessare del mondo. Un po’ come Charlot ne Il Grande Dittatore

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L’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee non ha potuto allora non intervenire con fermezza, specie alla luce delle più recenti situazioni verificatesi. Anche perché le manifestazioni razziste mirano a indebolire due dei suoi undici valori chiave, Calcio in primo piano e Rispetto. Nessuno, però, si illuda. Lo scontro mirato alla conquista di cori meno contaminati da offese e ingiurie è ancora lunga. Certo che, applicando alla lettera il monito in data odierna verbalizzato dall’UEFA, è stato compiuto un enorme passo avanti. Il primo, si spera, di una lunga serie.