Pirlo: "Quella volta che Berlusconi cercò di convincermi a rimanere parlandomi di Huntelaar. E con Inzaghi..."

Pirlo: “Quella volta che Berlusconi cercò di convincermi a rimanere parlandomi di Huntelaar. E con Inzaghi…”


BerlusconiNon si finisce mai di scoprire nuovi aneddoti leggendo “Penso quindi gioco“, la biografia di Andrea Pirlo scritta insieme al giornalista di Sky, Alessandro Alciato. Al capitolo 11 l’attuale centrocampista della Juventus, nonchè ex Milan, racconta alcuni particolari dell’estate 2009, quella del cambio in panchina tra Carlo Ancelotti e Leonardo. In particolare, svela retroscena dell’incontro con Silvio Berlusconi che lo convinse a non lasciare il Milan per il Chelsea.

Ecco quanto scrive: “Andrea, abbiamo preso questo Huntelaar, quindi devi rimanere”. Silvio Berlusconi sorrideva, mentre mi porgeva un foglio appena estratto dalla sua valigetta ventiquattr’ore. Pieno zeppo di numero e con la fotografia di un ragazzo biondo. Erano le statistiche del nuovo attaccante che aveva appena comprato. Vicino a lui, l’Uomo delle Penne (Galliani, ndr) mi scrutava, alla ricerca di un’espressione positiva sul mio volto, tentava di studiarmi, di capire la reazione. C’eravamo noi tre soli nella sala del Camino a Milanello, anche se fuori tutti sapevano che fossimo lì. Ecco, Huntelaar è un ottimo giocatore, sa fare gol, tanti gol, in quel momento arrivava dal Real Madrid, però non è uno di quelli che possono vincere il Pallone d’Oro. “Allora, Andreino?” Aveva un compito quel giorno il nostro presidente: convicermi a rimanere, riaprire la valigia già posata sul nastro del chek-in, pronta per essere prima pesata e poi spedita. Era l’agosto del 2009, avevo trovato un accordo con il Chelsea che come allenatore si era regalato Ancelotti, cioè un papà, un maestro”.

E ancora: “Resta, abbiamo preso Huntelaar”. Huntelaar… “Potevamo acquistarne altri, c’era anche Claudio Pizarro, ma abbiamo scelto lui”. Huntelaar… “Senti, Andrea, non si può fare, cribbio. Sei il simbolo del Milan, una bandiera di questa squadra, e abbiamo già venduto Kakà. Non te ne puoi andare pure tu, sarebbe un brutto colpo, anche d’immagine. Non se ne possono andare tutti”. “Presidente, questo discorso della bandiera mi piace. Però qui il mio contratto sta per scadere e di là me ne offrono uno di quattro anni”. A cinque milioni di euro a stagione, ma non erano i soldi a fare la differenza. La durata sì, perchè la durata ha sempre la sua importanza. “Ma che problema c’è, Andrea? Di questo parlerai sicuramente con Galliani, ne sono certo. Dallo per scontato”. “Siamo sicuri?”. “Sicurissimi”. Sull’ultima “i” di sicurissimi, il presidente era schizzato fuori dalla stanza e stava dando l’annuncio alla stampa. Con queste parole: “Andrea Pirlo viene tolto dal mercato, resterà con noi e finirà la sua carriera al Milan”. Infatti sono poi andato alla Juventus”.

Per finire su Berlusconi: “Amava i colloqui individuali, di solito si intratteneva un po’ di più con Inzaghi, che qualche volta chiamava anche al telefono. Avevano molti argomenti di cui discutere. Io, invece, di telefonate da Berlusconi non ne ho mai ricevute (…) L’abbiamo sentito parlato anche della creazione di un milione di posti di lavoro. Meno uno, il mio. Ci aggiornava ogni tanto sui dati e sulle statistiche, ben diverse da quelle di Huntelaar. Huntelaar…”.




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