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Con Boateng nullo per il mercato, si punta tutto su Robinho che non chiede meno di 5 milioni al Santos. Trequarti: c’è quel Diamanti che…

C. Pradelli - Direttore SpazioMilan.it
C. Pradelli – Direttore SpazioMilan.it

Potremmo ripetere parole, sensazioni a non finire: se non si sblocca l’affare Robinho, assodato che Boateng resterà rossonero per insufficienza (assenza) di offerte, nulla cambierà. Il brasiliano è forte di un lauto emolumento da 7 milioni di euro e al Santos, nonostante l’amore e la saudade, non ne chiederà meno di 5. Le parole di ieri del presidente Ribeiro hanno messo ulteriori puntini su una saga destinata a proseguire per parecchio tempo: “Non daremo salari incompatibili con la nostra realtà. C’è una distanza molto grande tra quello che il Milan chiede, lo stipendio che Robinho pretende di guadagnare e quello che pare ragionevole a noi. Il Santos non ha intenzione di fare un pazzia. Si potrà fare solo se il Milan tornerà alla realtà“. Qualche anno fa si parlò di “banane“, oggi si passa alla nemmeno troppo velata accusa di mistificatori della “realtà“. Francamente troppo. Eppure nulla sembra poter cambiare: si compra se si vende peraltro nello stesso ruolo, concetto che fa pensare che in difesa non si muoverà davvero più niente.

Oggi si apre ufficialmente il mercato, un primo luglio dai tanti significati in casa Milan: oggi manca una settimana al raduno verità, oggi manca un giorno all’incontro tra Adriano Galliani e Stephan El Shaarawy, da oggi lo stesso Faraone vede lievitare il suo stipendio rossonero. Nel momento peggiore della sua storia rossonera. Domani ne sapremo essenzialmente di più: sapremo se gel e acqua di mare verranno ancora tollerati, più seriamente sapremo se c’è la reale volontà da parte di un talento emergente come l’italo-egiziano di mettercela tutta per ritrovare se stesso. Basterebbe questo, solo questo per veder sgretolare tutte le presunte offerte che lo vorrebbero lontano da Milanello. Ma dipende essenzialmente da lui.

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Di nazionale in nazionale, Mattia De Sciglio ha chiuso una Confederations Cup da applausi veri: ecco l’esempio di come l’Italia sia in grado di creare talenti non solo giovanissimi, ma anche con pochissimi grilli per la testa. E se da molti è stato considerato un premio per un torneo d’alto livello, rimango perplesso sulla scelta di fargli tirare uno dei cinque rigori finali: palese che Mattia non passi i suoi allenamenti giornalieri a calciare dagli undici metri, ma complimenti per il coraggio, d’insegnamento a molti “cuor di leone” del clan azzurro. Clan illuminato dagli scintillii di Alessandro Diamanti: è forse giunta l’ora di valorizzarlo a dispetto di Honda e, perché no, anche di un Ljajic tutto da valutare a livello comportamentale.

Quel che è certo è che tutto ci saremmo potuti aspettare ad eccezione di un asse di mercato Milano-Firenze, soprattutto dopo l’ultima giornata dello scorso campionato. E invece non sono da escludere movimenti sulla falsa riga dell’asse con Genova, volti a fare qualche scherzetto alla Juventus. Occhio a Jovetic naturalmente e, scendendo di qualche gradino, al gradimento di Montella per il cavallo di ritorno Emanuelson. Tutto può essere inaspettatamente possibile, Robinho permettendo.

Twitter: @Chrisbad87