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Caro Ricky, ti abbiamo aspettato con ansia per 4 anni. Non sarà un altro mese a fare la differenza

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baloha tuttiForse non sarà più un campione in campo, ma di sicuro rimarrà per sempre un campione nella vita. Un modello da seguire, un fuoriclasse, nell’accezione etimologica del termine: “Fuori dalla normalità, fuori da ogni logica, anche da ogni tempo”. Il gesto di autosospendersi l’ingaggio fino ad avvenuta guarigione è un evento più unico che raro. Una roba che solo Kakà può immaginare. Nel Milan lo aveva fatto solo Redondo, che però non giocava da
due anni e praticamente il Milan non l’aveva mai utilizzato. Era già arrivato da Madrid infortunato. Altro fuoriclasse come uomo. Kakà però ha fatto di più. Si è fatto male con addosso l’amata e agognata maglia rossonera. Ha preso una violenta botta da Bovo nel tentativo di riacciuffare una partitaccia sfuggita di mano. La caviglia si è girata, ma lui non ha chiesto il cambio. E’ rimasto in campo altri quindici minuti, per dare una mano alla “sua” squadra. Con la fascia sul braccio. In quei quindici minuti, con la caviglia malconcia, ha caricato sull’altra gamba e si è stirato l’adduttore.

Può capitare a chi non gioca a ritmi intensi da quattro anni. Un altro sarebbe uscito prima, Ricky ha provato a dare una mano ai suoi compagni. Resterà fuori un mese o forse qualche giorno in più, ma non era mai accaduto che un giocatore si sospendesse l’ingaggio per un infortunio muscolare occorsogli in campo. Sì, certo Kakà non ha il mutuo pagare, ma nemmeno tutti gli altri giocatori del mondo ce l’hanno. Eppure nessuno si sogna nemmeno di rinunciare a un euro. Kakà sì. Per lui adesso sono altre le cose importanti. Alla faccia di chi insinuava che per Kakà contassero solo i soldi. Mi spiace, ma non avete ancora capito che uomo è Kakà. Difficile capirlo e immaginarlo per chi ha valori e mentalità così lontani dai suoi.

Certo, anch’io avrei voluto usare queste righe per magnificare il ritorno di Ricky da campione in campo. Ma anche nel dolore Kakà è unico. Inimitabile.
Di dolore si tratta, perchè chi sta vivendo al suo fianco questi giorni me lo descrive come “disperato”. Era felice di essere tornato a casa e di poter
giocare ancora con la maglia del suo cuore. Perdere anche solo un mese di questa sua nuova avventura lo fa soffrire. Ma, conoscendolo sono certo che
questa sofferenza diventerà subito voglia di tornare il prima possibile e rimettere quella maglia, quella fascia. Ti abbiamo aspettato per quattro anni. Non sarà un altro mese a fare la differenza.

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Il vero problema è però di Allegri, perchè Kakà è solo l’ultimo di una lunghissima serie di infortunati. In tutti i reparti. Contro il Celtic, gara da vincere per forza, il mister ha undici giocatori contati e non può nemmeno riproporre il nuovo modulo. Questo lo ricordo per chi non vede oltre il proprio naso e ha già iniziato a massacrare nuovamente il nostro allenatore. I tanti infortuni muscolari sono preoccupanti, ma purtroppo erano prevedibili. Perchè quest’estate, come detto più volte, il Milan ha programmato e sostenuto una preparazione volutamente “leggera” in modo da arrivare in forma al preliminare di Champions League. Obiettivo che non si poteva proprio fallire. Quindi dobbiamo avere pazienza. Purtroppo di serate thriller tipo Torino ne vivremo altre. Speriamo che la squadra reagisca sempre con quella rabbia. O che magari ce la metta fin dal primo minuto. Discorso che non va fatto per tutti, ma per qualcuno che ancora ha ricadute di “veronite”, cioè quell’atteggiamento mentale che nella prima di campionato ci è costato la sconfitta al Bentegodi. E questo discorso, stavolta, vale anche per Marione. Mio idolo assoluto, ma non per questo scusabile.

A proposito di gente che dà “tuttissimo” per la maglia come non gioire per il gol-capolavoro del mio amico Super Luca Antonini nel derby di Genova. Meritatissimo dopo un periodo di sofferenza e una carriera da grande professionista. Lui sarebbe rimasto anche gratis a Milanello. Col senno di poi sarebbe stato meglio tenerlo. Ma adesso guardiamo avanti. E pensiamo al bene della squadra. Ricky docet.