Matri come il Pazzo: la carta per svoltare. Per la difesa servono…

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Piermaurizio Di Rienzo è giornalista professionista e coordinatore dei contenuti di SpazioMilan.it dal 2012. Dopo quasi dieci anni di redazioni (Il Giornale, Leggo, Libero, Radio Lombardia e Sole24Ore), dal 2011 si occupa di comunicazione di manifestazioni fieristiche. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter.

P. Di Rienzo - Caporedattore SpazioMilan.it
P. Di Rienzo – Coordinatore SpazioMilan.it

Celtic e Napoli. Per fortuna a San Siro, quel teatro di tante riscosse, dove il Milan può avvertire il calore del suo pubblico. Gli impegni ravvicinati di Champions e Serie A non lasciano spazio a troppe riflessioni e nemmeno il tempo per trovare nuove alchimie. Massimiliano Allegri ha avuto solo tre giorni pieni di tempo per scuotere l’ambiente più colpito psicologicamente dall’affollamento in infermeria piuttosto che dalla sfiorata sconfitta di Torino.

Alessandro Matri può essere l’arma in più del Milan di queste settimane. Con Kakà ed El Shaarawy fuori uso, l’ex juventino rappresenta la soluzione obbligata per l’attacco rossonero. In coppia con Mario Balotelli può essere garanzia di gol, al pari di Giampaolo Pazzini che lo scorso anno fece vedere le cose migliori proprio in tandem con SuperMario. Matri è la novità che serve per dare la scossa. Ed è sempre stato sinonimo di reti, ovunque sia andato. Già contro gli scozzesi, stasera, potremmo trarre indicazioni utili per il futuro, in particolare per le gerarchie. Un po’ come un anno fa a Bologna, quando il Pazzo segnò tre gol in una sera, scacciando temporaneamente i fantasmi della crisi e accreditandosi come bomber della stagione.

Eppure la gara dell’Olimpico ha rimesso a nudo tutte le preoccupazioni dell’estate, affiorate non più tardi di tre settimane fa a Verona. La difesa resta il reparto che offre meno sicurezze. Via De Sciglio e Abate (non a caso due nazionali), gli esterni ballano e, di conseguenza, la mole di lavoro per Mexes e Zapata si fa sempre più pesante da gestire. Sul mercato, però, non c’era e forse non ci sarà nemmeno a gennaio nessuno in grado di dare un ulteriore salto di qualità. Ovviamente riferendosi a pedine “abbordabili” come costo. Il problema è proprio questo: o si hanno buone disponibilità per portare a casa un nuovo Thiago Silva, oppure c’è il rischio di spendere male. La prova offerta ieri sera a Copenaghen da Angelo Ogbonna è la spia di questo ragionamento. Pur con tutte le attenuanti del caso (era la prima da titolare dell’ex torinista con la maglia della Juventus), il sospetto è che 15 milioni fossero troppi da mettere sul piatto per il difensore italiano. Meglio puntarli su altri nomi che possano fare rima con l’esperienza. Su quest’aspetto, finora, la linea di Adriano Galliani non fa una grinza. Con buona pace di tutti.