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Tommasi e Malagò d’accordo sulle curve chiuse: “Non sono tifosi, misure giuste”

Curva Sud (spaziomilan)Razzismo e discriminazione territoriale, con queste motivazioni sono state chiuse le curve di Milan e Inter per le rispettive prossime partite casalinghe e con le stesse motivazioni il provvedimento ha colpito anche le curve di Roma e Lazio.

Una repressione che ha fatto e farà discutere. Ne ha parlato anche Damiano Tommasi, presidente di Assocalciatori, ai microfoni di “SkySport24”: “La repressione fa più rumore, perché una curva senza spettatori è un messaggio chiaro, nitido. In altri Paesi è una festa per tutti andare allo stadio, in Italia non siamo ancora pronti. La Uefa ha preso una posizione molto forte, con sanzioni molto pensanti. L’attività repressiva non sarà la migliore, ma contribuisce ad avere una maggiore attenzione.

Dello stesso avviso è anche Giovanni Malagò, presidente del Coni, che durante una cerimonia al Salone d’Onore, ha usato un paragone forte tra calcio e mafia: “È un danno alle società e ai tifosi per bene, ma tutti si devono mettere insieme per isolare coloro che fanno fare brutta figura al mondo del calcio. Non è giusto che tutti paghino per lo sbaglio di pochi, ma è un po’ come il discorso che riguarda i problemi nei confronti della mafia: se a un certo momento la gente accetta passivamente lo stato delle cose, automaticamente con questo nuovo sistema è come se diventasse complice”.

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Tolleranza zero, sembra questa la linea che la Federazione Italiana, seguendo le normative Uefa, sta mettendo in atto in questa stagione. Malagò ha proseguito augurandosi che non si debbano più prendere questi provvedimenti: “Dobbiamo  prendere le distanze da certe persone. Ci vuole il coraggio di denunciare chi onestamente non va per assistere alla partita ma per offendere un avversario. Mi auguro che finita questa prima ondata di provvedimenti a Roma, Lazio, Inter e Milan, ci si fermi perché sennò andiamo a collezionare un triste record. È nell’interesse di tutti”.