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Binho, adesso serve la continuità

RobinhoNel match di mercoledì a Bologna, i tifosi del Milan saranno stati piacevolmente sorpresi dalla prestazione di un calciatore, che prima di allora era piombato in una ampia parabola discendente. Stiamo parlando di Robinho, vero e proprio mattatore rossonero della sfida del Dall’Ara, senza il quale il Milan avrebbe potuto sicuramente rinunciare al pur misero punticino conquistato nei minuti finali.

Il nativo di Sao Vicente si è allenato con costanza durante il ritiro estivo e, accantonata la saudade di casa, pare essere tornato con le gambe, ma soprattutto con la testa, a dedicarsi solo ed esclusivamente al Milan. In un periodo non facile per il reparto offensivo, con Balotelli, El Shaarawy, Kakà e Pazzini fuori, mister Allegri si aggrappa alla sua classe e alla sua esperienza per uscire dal guado di una classifica impietosa. A Bologna l’ex City ha regalato sprazzi di classe cristallina, quella a cui ci aveva abituato al primo anno rossonero, quello, in altre parole, dei quattordici gol in campionato: dribbling secchi, mirabili aperture (come quella no look sul gol di Poli) e una presenza offensiva costante, come testimoniato dalla rapacità con cui si è fiondato sul pallone in occasione del 2-3, azione, peraltro, partita dai suoi piedi, come tutte le più pericolose in terra emiliana. Il tecnico toscano, in conferenza stampa ha detto di lui: “E’ un giocatore di grande classe, ho sempre creduto in lui, può far fare il salto di qualità alla squadra dando un apporto importante”. Tutti i tifosi rossoneri sanno bene che “o’ rey de la pedalada” non ha perso la tecnica che lo ha sempre contraddistinto, ma che il vero problema del brasiliano è sempre stato la continuità, manchevole nelle ultime due stagioni. Se la testa dell’ex Real rimane concentrata solo sul campo e sulla maglia rossonera, i piedi girano che è una meraviglia ed in una squadra priva totalmente dei suoi esponenti tecnici migliori, deve essere lui a fare la differenza.

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Domani contro la Sampdoria viene il difficile: confermare quanto di buono fatto mercoledì e dimostrare a tecnico e tifosi che prendere per mano la squadra non è un compito impossibile. Del resto, ormai non è più “l’eterna promessa del calcio brasiliano”, ma un (quasi) trentenne che deve assumersi le responsabilità che la sua esperienza pretende e che è in grado di fargli sopportare.