Canovi Nesta - "Alessandro era fortissimo, ma non era un leader"

Canovi: “Nesta e Baresi i più forti difensori che l’Italia abbia avuto”


nesta e clarenceA sedici anni aveva già una maturità disarmante, incredibile. Ragionava già da uomo e questo mi colpì molto. Si vedeva ad occhi chiusi che avrebbe intrapreso una grande carriera, non c’era nemmeno da pensarci un attimo. Ricordo ancora quando gli chiesi se avesse voluto farsi gestire da me. Mi disse subito che aveva già deciso e non c’era  nemmeno bisogno di parlare con i suoi genitori”. Inizia così, il racconto rilasciato dall’avvocato Dario Canovi a Fantagazzetta. Il protagonista è Alessandro Nesta, indimenticato ex centrale rossonero ritiratosi dall’attività agonistica pochi giorni fa.

Canovi ha poi proseguito raccontando il suo divorzio lavorativo dall’ex giocatore, avvenuto ai tempi in cui Nesta militava nella Lazio: Mi aveva dato la disdetta per passare alla Gea: non ho mai digerito questa cosa, al momento dell’addio ho ricevuto solo una telefonata. Veramente un fatto spiacevole, considerato che il fratello lavorava nel mio ufficio. Ma questo non cambia assolutamente il mio giudizio sul Nesta calciatore. E’ stato il più forte difensore italiano degli ultimi quarant’anni, insieme a Franco Baresi ha rappresentato il fiore all’occhiello di quel settore nel nostro Paese. Ha rappresentato un modello di riferimento nella storia del calcio non solo in Italia, ma anche in Europa. Penso, inoltre, che uno dei grandi sbagli del Milan è stato proprio quello di non rinnovargli il contratto ”.

Qualche difetto, però, lo aveva anche Sandro: “Sì, non è mai stato un leader, neanche da giovanissimo. E’ sempre stato uno che ha vissuto nel suo mondo. Non era un estroverso, uno che sapeva comunicare con i compagni toccando le corde giuste come sa fare un vero condottiero. Se ci fosse riuscito sarebbe stato il capitano del Milan per tanti anni. Non lo è diventato, appunto, perché non aveva questa grande capacità di comunicazione. Nel rettangolo di gioco sapeva guidare la difesa. con estrema autorità, però fuori dal campo, ripeto, era un tipo molto introverso ”.

E adesso Nesta cosa farà? Quando era sotto la mia gestione mi diceva sempre che avrebbe voluto dedicarsi ai giovani: non so se nel frattempo abbia cambiato idea, non lo sento da quando militava nella Lazio. E questa tra l’altro è di per sé una cosa incredibile, dato che nel mondo del calcio non ho avuto occasione neanche di incontrarlo casualmente… Comunque, tornando a noi, all’epoca gli avrei detto che gli mancavano alcune doti per allenare ad alti livelli, ma può darsi che però nel frattempo siano mutati gli scenari. Se lavorassimo ancora insieme gli consiglierei di iniziare proprio dai giovani per vedere poi fin dove può arrivare. Anche perché, data la sua straordinaria carriera, eserciterebbe su tutti i ragazzi un enorme fascino e conseguirebbe risultati con molta facilità”. 

 




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