Milan - Quello che non si può dire sul Milan di oggi

Questo Milan non è “da Milan”: l’harakiri mentale di chi potrebbe vivere meglio se capisse che…


Ajax MilanChe cos’è “da Milan”? È essere il club più titolato al mondo, vincere in Italia e soprattutto in Europa, radunare milioni di tifosi in ogni angolo del pianeta calcio. “Da Milan” è esprimere un gioco, pardon, un “giuoco” che sappia divertire ed intrigare, coinvolgere e convincere, estasiare. Tutto quello, insomma, che il Milan di oggi sta clamorosamente bucando in una successione di partite brutte, di vittorie risicate, di pareggi acciuffati all’ultimo, di sconfitte da “potrei, ma non voglio”. O, più semplicemente, non posso. A nessuno, ma proprio nessuno, viene il dubbio che in questo momento la squadra non possa fare granché, non abbia le basi, le fondamenta per competere e debba necessariamente accontentarsi di pareggi (“rubati”, direbbe qualcuno) con Torino, Bologna e Ajax o di vittorie striminzite come quella contro la Sampdoria di sabato scorso. Il Milan, in quanto tale, deve per forza fare “il Milan” e guai a chi giustifica i nuovi (bassi) standard snocciolando presunte giustificazioni.

Guai a chi dice che il Milan subisce per un tempo intero le iniziative di giovani rampanti, ma scarsi olandesi semplicemente perché non può fare altrimenti. Guai a chi dice che Montolivo, oggi capitano e farò del centrocampo rossonero, probabilmente in altri tempi non avrebbe goduto di tanta considerazione. Guai a chi dice che, alla fine, si potrebbe anche vivere meglio se capissimo che tanto, oggi come oggi, non possiamo fare altro che vivacchiare e sperare di imbroccare delle serie vincenti. Tutto questo, insomma, non si può dire perché siamo “il Milan”. Discorso di un’ottusità tremenda, che tanto ricorda gli interisti nostalgici di Mourinho. Quelli che, essendo il mago di Setubal unico ed inarrivabile, hanno abbandonato dopo nemmeno sei mesi, sfoggiando un paraocchi terrificante, un allenatore come Rafa Benitez. Che a Napoli si sta riprendendo tutto con gli interessi. E così noi, visto che siamo “il Milan”, non possiamo accettare in questo momento di essere un Milan “meno Milan di altre volte”.

Eppure c’erano già tanti di noi a vivere i primissimi anni Duemila, quelli imbarazzanti dello Zaccheroni post scudetto, o quelli del ritorno di Sacchi dopo l’avvento di Tabarez. Molti meno, ma sempre tanti, coloro che hanno vissuto l’onta della Serie B. Molti meno ancora quelli che hanno passato 44 anni, dal 1907 al 1951, senza vedere nemmeno l’ombra di uno scudetto. Oggi sembra che nessuno sia in grado di accettare ciò che tanto, volenti o nolenti, dovremo sorbirci per un po’. E non ci soffermeremo sui parametri zero, sui presunti favori dirigenziali ai procuratori, sulle bizze di Balotelli, sul problema difesa e portiere, sulla pochissima tecnica a centrocampo, sulla pesantezza di Matri. Basterebbe provare una volta tanto a vivere serenamente una stagione da “poco più che mediocri”. Poi, sia inteso, anche i “poco più che mediocri” possono fare i miracoli (pensiamo all’anno scorso…), ma chissà che la consapevolezza di esserlo contribuisca a diminuire parte del livore e faccia affiorare in molti di noi ancora più passione. Utopia? Tentar non nuoce.

(Christian Pradelli per IlSussidiario.net)




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