Salamon Sampdoria - “Per raggiungere certi livelli bisogna lavorare duro"

Salamon: “Per raggiungere certi livelli bisogna lavorare duro, sono pronto a farlo dopo l’infortunio”

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Bartosz Salamon, in comproprietà tra Milan e Sampdoria, si confessa al Secolo XIX. parlando del suo passato e dei piani per il futuro. Il difensore polacco in questa stagione non ha messo a referto nessuna presenza collezionando tanta tribuna e tanta panchina anche per colpa di un infortunio alla caviglia. Ecco quanto ha dichiarato:

Devo molto a Zeman che mi ha allenato a Foggia e a Calori che quando ero a Brescia mi ha spostato in difesa. Giocando dietro sono arrivato al Milan e alla Nazionale maggiore. Mi esprimo meglio quando gioco nella difesa a quattro ma non posso chiedere nulla a Mister Mihajlović. Il mio obiettivo è quello di allenarmi al meglio per dimostrare quanto valgo, dare segnali positivi per fare in modo di avere una possibilità alla Sampdoria. Per raggiungere certi livelli bisogna lavorare duro e io sono pronto a farlo, soprattutto dopo l’infortunio. Sono stati mesi difficili ma spero di tornare quello che ero prima per essere utile alla Sampdoria nella seconda parte di stagione”.

Il difensore polacco prosegue: “Il Mister ha una carica incredibile. Ha saputo tirar fuori il meglio da tutti quanti, ma non solo. Ad ognuno di noi ha tirato fuori anche un pizzico di cattiveria che non guasta mai. I risultati si sono visti e il suo carattere si manifesta ad ogni intervista che rilascia. In Italia sono arrivato a soli 16 anni e ho provato ad integrarmi al meglio. Ho imparato l’italiano e ho studiato la storia per interagire al meglio con la gente e i giornalisti. E’ il mio modo di essere non credo di essere speciale”.

Salamon chiude parlando del suo procuratore, Mino Raiola: “Aprire la finestra e vedere il mare di Bogliasco è unico, ne sono innamorato. Qui sto bene ma sono anche di proprietà del Milan, per ora non penso al mio futuro. Raiola? Giocavo a Foggia e mi seguiva un altro procuratore. Un giorno mi squillò il telefono ed era Raiola che mi offriva di diventare un suo assistito. Ho rifiutato perché avevo un altro agente ma alla fine fui io a richiamarlo. Non sono pentito, per me è il numero uno nel suo ruolo. Siamo molto diversi ma è sempre stato chiaro e alla fine ha avuto ragione: sono arrivato al Milan e ora alla Sampdoria”.

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