Matri-monio e divorzio lampo, va fischiato Allegri: ha vinto Conte. Essien sì, ma solo visto il resto…

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Daniele Mariani è giornalista pubblicista, nello staff di SpazioMilan.it fin dalla sua nascita, l’8 marzo 2011, e vicedirettore dal 2012. Conduce “Milan Time”, un’ora di notizie rossonere nel palinsesto pomeridiano di Radio Milan Inter (96.1 FM e canale 288 del DTT). E’ opinionista per “Il Campionato dei Campioni” di Odeon TV, dal 2011 collabora con il Giornale di Vimercate.

Non scherzava affatto Antonio Conte quando 4 mesi fa sosteneva che il Milan si era rinforzato acquistando Matri, consapevole di aver perso un attaccante affidabile, punto di forza dei 2 scudetti vinti in bianconero: per Alessandro i primi della carriera. Lo stesso Conte, 4 mesi dopo, pronto a vincere il suo terzo tricolore di fila da allenatore, sorriderà per l’imbarazzo osservando la situazione dei rossoneri, costretti a cedere il “Mitra” quasi per disperazione. La colpa è di Allegri, non solo perché l’ha voluto quando numericamente non era necessario, chiedendolo con forza a costo di spendere più di 10 milioni di euro, ma soprattutto perché, conoscendolo bene, non è stato capace di farlo rendere nemmeno la metà di quello che poteva dare. E che presto darà lontano dal Milan. Buttato nella mischia con fiducia ma senza la chiarezza tattica necessaria, solo ed al centro dell’attacco: non ha praticamente mai ricevuto un pallone pulito, è stato limitato dalla sua stessa squadra. Conte lo ha migliorato, Allegri protetto e basta: la differenza è netta.

Alla fine andrà via già a gennaio. Sicuramente Matri ci ha messo molto del suo per convincere Galliani alla cessione immediata, l’ad a Milanello, nel corso della presentazione ufficiale di Rami, non ha potuto più nascondere il fallimento di mercato di una società intera. L’errore si poteva evitare, ma al tempo stesso c’è la convinzione che Matri meritava ancora spazio almeno fino al prossimo giugno. Robinho ha giocato più volte peggio, guadagnando un sacco di soldi in più, e domenica scorsa è stato fischiato di meno: un’ingiustizia di San Siro. L’esempio può essere banale ma rende l’idea, specie visto che il brasiliano stasera è pronto a scendere ancora in campo dal 1′ contro il Sassuolo senza meritarlo. Matri rimarrà in Italia, Lazio, Sampdoria ed Inter sono ipotesi poco concrete, così come la Premier, mentre la Fiorentina è vicina ad un accordo. E in questo senso devono essere messi bene in chiaro due concetti: va bene il prestito, che ci sia diritto di riscatto o meno si tratterà di un addio definitivo nella sostanza, ma con la sicurezza di ottenere almeno in cambio 7-8 milioni; poi, la società Viola ha sicuramente mancato di rispetto nei confronti del Milan in estate con una serie di prese in giro, sarebbe quindi clamoroso farsi del male da soli. Ma il braccio di ferro su Ljajic al momento è stato un bene (chiedere alla Roma), vanno anche ringraziati.

Il presente si chiama Sassuolo, con Rami, Honda e Cristante (di nuovo) in panchina. Viva il coraggio. L’avvenire, invece, potrebbe avere il nome di Essien, uno dei pochissimi obiettivi sensati e possibili. Banega, Fernando e Kuzmanovic (ma c’è davvero qualcuno in società che lo apprezza veramente?), senza offendere, mettono tristezza. Essien può giocare la Champions e rappresenta uno di quegli over-30 che per 6 mesi può essere una garanzia, anche se non troppo fisicamente. Il fatto che il Chelsea di Mourinho se ne voglia liberare senza problemi dovrebbe insospettire, ma vale la pena correre il rischio.

Twitter: @Nene_Mariani