Allegri, panettone mangiato e tasche alleggerite prima del tempo

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Arianna Sironi è nello staff di SpazioMilan.it dalla sua nascita, l’8 marzo 2011, ed è una delle prime firme del sito. Conduce con il vicedirettore Daniele Mariani “Milan Time”, un’ora di notizie rossonere nel palinsesto pomeridiano di Radio Milan Inter (96.1 FM e canale 288 del DTT).

Di certo questo è il mio ultimo Natale da milanista, ma ho mangiato il panettone un’altra volta e per la verità non ho mai avuto dubbi in proposito“. Panettone mangiato, praticamente missione compiuta per Massimiliano Allegri. Era quello che chiedeva: poter arrivare a Natale e ricominciare in rossonero nei primi mesi del 2014, gli ultimi. Durante il cenone nella sua Livorno però, un po’ di canditi rimasti sullo stomaco devono avergli fatto venir voglia di togliersi qualche sassolino di tasca, senza ricordare i veri motivi per cui, a questo punto fino a fine stagione, resterà inspiegabilmente e quasi saldamente, su una delle panchine più bollenti d’Europa.

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta: “Ho deciso di andarmene il giorno in cui si è stabilito che sarei rimasto per un’altra stagione. Mi piaceva l’idea di restare e finire un lavoro, ma quattro anni in una squadra sono tanti“. Quindi in quella lunga sera d’estate ad Arcore avrebbe deciso tutto lui: da Matri, acquisto fortemente voluto, al no per un difensore, fino ad arrivare al giorno dell’addio: 30 giugno 2014. “Se la società non aveva alternative, – ha aggiunto piccato – vuol dire che sono proprio bravo e non trovava nessuno meglio di me“.

No caro Max, questo forse è troppo. L’alterativa, ormai realtà consolidata, giusto o sbagliato che sia, Silvio Berlusconi la ha sempre avuta in tasca: Clarence Seedorf. Fortuna, anzi più sfortuna tua (restare in un Milan con un progetto tecnico e societario quanto meno barcollante non è il massimo) che nell’altra tasca ultimamente il presidente ha anche il portafogli più leggero e di pagare due stipendi proprio non ha voluto saperne. A questo aggiungiamo altri due problemi olandesi: il contratto col Botafogo e il patentino da allenatore di prima categoria che arriverà solo ad aprile. Troppe grane per lasciarti alla Roma, tutto qui.

Volevi essere l’allenatore della seconda stella, ed è vero che il gol non gol di Muntari è stato decisivo in questo senso, però questi sassolini, 6 mesi prima del tempo, uno che è sempre stato etichettato come “l’allenatore dal physique du role” poteva tenerli ancora un po’. In tasca ovviamente.