Mario Balotelli è l’emblema dell’inconsistenza di questo Milan

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Lino Dimitri è giornalista pubblicista dal 2012. Redattore di SpazioMilan.it dal settembre 2011: è sua la firma nell’editoriale del sabato. Lavora nella redazione di LecceNews24.it occupandosi di cronaca, politica, eventi e sport. In passato ha collaborato con Bordocampo.net e Sportmain.it.

Le voci di un addio (già a gennaio) fra il Milan e Mario Balotelli stanno montando nelle ultime ore, al di la delle smentite di rito. Le presunte dichiarazioni di Silvio Berlusconi, poi smentite ufficialmente dal Cavaliere, i mal di pancia più o meno palesati dall’attaccante bresciano, qualche dichiarazione controversa del suo procuratore Mino Raiola: tutti elementi che lasciano pensare. Al momento, comunque, riscontri su una possibile cessione di Balo a gennaio non ce ne sono. Di oggi sono le voci di un possibile interessamento del Galatasaray, ma non sembrano molto affidabili e lo stesso Chelsea (a cui era stato accostato il giocatore) pensa ad altro. L’impressione, quindi, è che il tormentone ripartirà magari in coincidenza dell’estate mondiale.

Per molti sembra una follia quella di privarsi di un giocatore su cui è stato fatto un investimento importante meno di un anno fa e soprattutto di quello che per molti è considerato il vero e proprio top player della rosa. Ma siamo davvero così certi che questo giocatore serva così tanto alla causa di questo Milan? Le sue continue bizze, la sua discontinuità estenuante sia da partita a partita che durante i 90′, il suo atteggiamento non sempre costruttivo in campo. In questa stagione (seppur parliamo del miglior marcatore rossonero fin qui) sono stati molti più i bassi degli altri e, proprio lui che doveva fare la differenza, non è riuscito a caricarsi la squadra sulle spalle per farla uscire da una situazione di classifica imbarazzante.

Certo, il suo acquisto nella scorsa stagione ha contribuito in maniera fondamentale al raggiungimento del terzo posto valido per la Champions, ma al suo arrivo a febbraio il Milan era già una squadra che aveva invertito la rotta in campionato ed aveva inanellato una serie notevoli di risultati utili in classifica. Poi i tanti rigori tirati hanno contribuito ad aumentare in maniera considerevole il suo bottino di reti. Il tanto decantato stile Milan degli anni passati non avrebbe mai permesso una dipendenza così morbosa da un giocatore così capriccioso e discontinuo. Le doti tecniche non si discutono ma quanto si può fare affidamento su una prima donna che spesso fatica a reggere i grandi palcoscenici e gli appuntamenti importanti.

Da Van Basten a Weah, passando per Shevchenko, Inzaghi ed Ibrahimovic, nel Milan l’apporto di qualità e reti segnate negli ultimi anni, in quella zona del campo, non sono mai mancate. Il paragone con questi mostri sacri al momento appare impietoso ed ingeneroso per questi grandi campioni del passato, sia a livello di personalità che a livello tecnico. E va bene il ridimensionamento evidente di una squadra che è in una crisi di gioco, risultati e qualità individuali negli elementi della rosa che sta toccando i minimi storici, ma se si vuole davvero cominciare una nuova era forse c’è bisogno di un vero numero nove, di un vero top player che non può e non potrà mai essere Mario Balotelli.