Vincere oggi per sperare, anche sul mercato. Seedorf come il primo Ancelotti, ecco perché si può…

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Piermaurizio Di Rienzo è giornalista professionista dal 2006 e coordinatore dei contenuti di SpazioMilan.it dal 2012. Dopo quasi dieci anni di redazioni (Il Giornale, Leggo, Libero, Radio Lombardia e Sole24Ore), dal 2011 si occupa di comunicazione di manifestazioni fieristiche. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” ogni domenica su Radio Reporter.

E’ il giorno di Clarence Seedorf. Ma anche di Milan-Spezia, gara fondamentale per la stagione rossonera. Vincere significa passare ai quarti di finale e proseguire verso quell’obiettivo, la Coppa Italia, che garantirebbe (magari anche solo arrivando in finale) l’accesso all’Europa League. E che darebbe al nuovo tecnico olandese qualche motivo per sperare in una campagna di rafforzamento poggiata su introiti importanti. Diversamente, tutto sarebbe ancora più complicato di quel che è.

La scelta di Seedorf subito è la più sensata che si potesse fare. Per una semplice ragione. Se lui doveva essere il nuovo allenatore da giugno, tanto valeva affidargli subito le chiavi di Milanello. Questi mesi serviranno a Clarence per plasmare ancora meglio il suo Milan, pianificare da vicino le strategie per la prossima stagione e magari ricredersi su alcuni elementi che oggi non rientrano nel suo progetto. Poteva liberarsi subito e, quindi, la società ha fatto bene a provarci immediatamente.

La circostanza ricorda quanto accadde alla Juventus durante la stagione 1998/1999. Marcello Lippi era alla fine di un ciclo, la stagione era più che in salita (complice il grave infortunio di Del Piero). Tutti i tifosi sapevano dell’addio del tecnico toscano a fine stagione e la società aveva già ufficiosamente indicato in Carlo Ancelotti il successore. A febbraio i bianconeri incassano quattro gol dal Parma al Delle Alpi, Lippi saluta e la Triade chiama subito Ancelotti in panchina. Quel periodo servì senz’altro all’allenatore emiliano per conoscere l’ambiente e compiere meglio le scelte strategiche per i mesi successivi. Analogie, tante, col Milan: Allegri come Lippi via dopo quattro gol, Seedorf libero come Ancelotti subito in panchina, una Champions da giocare (la Juve uscì quell’anno in semifinale contro il Manchester United). Differenze: quella Juve era al termine di un ciclo vincente in Italia e in Europa, questo Milan è malato già da un bel po’ di tempo. A Seedorf l’arduo compito per trovare la medicina. A cominciare da qualche pezza già da domenica prossima contro il Verona.