Matri e Niang, a volte per far bene basta un dettaglio: la serenità

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Piermaurizio Di Rienzo è giornalista professionista dal 2006 e coordinatore dei contenuti di SpazioMilan.it dal 2012. Dopo quasi dieci anni di redazioni (Il Giornale, Leggo, Libero, Radio Lombardia e Sole24Ore), dal 2011 si occupa di comunicazione di manifestazioni fieristiche. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” ogni domenica su Radio Reporter.

M’Baye Niang ha collezionato 33 presenze in un anno e mezzo al Milan, mettendo a segno una rete in Coppa Italia. E’ passato a gennaio al Montpellier, dove è già sceso in campo tre volte, segnando due gol (il doppio del bottino italiano). Alessandro Matri si è trasferito nemmeno una settimana fa dal Milan alla Fiorentina. In rossonero ha infilato 18 presenze (tra Serie A e Champions), andando a segno una sola volta. Con la maglia viola, domenica scorsa all’esordio, ha timbrato una doppietta.

Sono dati balzati sicuramente all’attenzione di tutti i milanisti, in grado di evidenziare una sacrosanta verità: nessuno diventa “brocco” dall’oggi al domani, nessuno risorge dalle tenebre nell’arco di tre giorni. I calciatori rendono nelle squadre che girano. E nemmeno i fuoriclasse riescono ad accendere la luce quando tutto l’ambiente è alla deriva. Ne consegue che Niang abbia le qualità per potersi affermare come un buon attaccante, pur col dovere di disciplinarsi tatticamente. Ne consegue che Matri sia stato e rimanga un bomber affidabile. Ma soprattutto ne consegue che nel Milan di quest’anno, almeno quello visto fino a dieci giorni fa, tutti faticano a trovare la giusta via. A tutti i giocatori di valore basta poco, pochissimo, per trovare motivazioni giuste e sfoderare le proprie qualità.

Il Milan non è nuovo a queste situazioni. Basti ricordare Patrick Kluivert, attaccante olandese esploso nell’Ajax e arrivato in rossonero in una delle peggiori stagioni dell’era Berlusconi, l’annata 1997/1998. In Italia segnò appena 6 gol in 27 gare. Trasferitosi l’anno dopo al Barcellona tornò ai fasti con 90 gol in sei stagioni. Senza dimenticare Edgar Davids, una “mela marcia” di quello stesso Milan secondo una celebre affermazione di Billy Costacurta, poi diventato un punto saldo della Juventus per molti anni. Il calcio è fatto di queste circostanze. A volte è sufficiente un dettaglio per cambiare il verso delle prestazioni di un singolo. Nel caso del Milan oggi quel dettaglio fa rima con serenità.

Va ricordato, infine, che la riprova potrà esserci al termine dei prestiti. Niang e Matri, forse più il secondo del primo, avranno la loro prova d’appello in rossonero. Seedorf permettendo…