È stata la serata di Sogliano: il futuro del ds è scritto. Quello del #doppioAD resta complicato

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Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Editorialista per IlSussidiario.net, collabora con La Gazzetta dello Sport, Il Giornale e Leggo. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason.

Attualmente Sogliano è il ds del Verona ma, come sapete, durante l’anno i dirigenti non possono cambiare squadra. Le regole sono chiare, solo a giugno“. Parole di Adriano Galliani prima dell’esordio di Clarence Seedorf in panchina, prima di Milan-Verona, prima che allo stesso Sean Sogliano potessero fare la stessa domanda. Ci abbiamo provato a fine gara, non lo nascondiamo. L’amico, collega di Telelombardia ed editorialista per SpazioMilan.it Andrea Longoni ha abbozzato un chiacchiericcio informale. Senza successo: uno sguardo, un cenno, un saluto. E soprattutto un “no” come dire “Non è la serata, non è ancora il tempo“. Ma l’imbarazzo era abbastanza palpabile.

Il titolo del post Milan-Verona è proprio questo: Sean Sogliano, a Dio piacendo, sarà il prossimo direttore sportivo rossonero. Carica che, ricordiamo, attualmente è vacante dopo il saluto forzato di Ariedo Braida e dopo la nuova distribuzione delle cariche e delle mansioni ufficializzata il 19 dicembre scorso. A proposito della divisione tra poteri sportivi e amministrativi, come anticipato in settimana da Il Sole 24 Ore, i plus di Adriano Galliani appaiono ridimensionati rispetto alle deleghe assegnate nello scorso aprile e revocate dal cda prenatalizio.

Nel dettaglio, consultando documenti ufficiali, si scopre che se prima Galliani godeva di “tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, con l’obbligo di riferire al cda in particolare sugli atti straordinari che andrà a compiere“, ora potrà esercitare solo “tutti i poteri di ordinaria amministrazione“, con un tetto di 25 milioni per la singola operazione di calciomercato e di 10 milioni sul singolo ingaggio. Cifre importanti, sia inteso. Cifre che, a memoria, il Milan non sfora dai tempi dell’acquisto di Alessandro Nesta che costò 31 milioni di euro. Ma è chiaro che il “tetto” imposto a Galliani rappresenta senza alcun dubbio un’ulteriore svalutazione della sua proverbiale autonomia. O vicarietà, se preferite.

E allora: com’è ipotizzabile che un ridimensionamento tale, sommato a variabili sempre meno sotto controllo, possa portare un dirigente d’azienda a reggere per altri 4 anni? Sembra francamente utopico. Come è utopico pensare che Sean Sogliano arrivi in via Aldo Rossi senza chiedere garanzie e un minimo di indipendenza. Tornando all’oggi, ciò che conta è che il rompicapo societario non abbia ancora intaccato il nascente progetto Seedorf. La vittoria di ieri, sudata come poche, ha fatto intravedere del “buono”. Un “buono” ancora tanto germinale, ma che sarà dovere anche dei piani alti preservare per il futuro.

Twitter: @Chrisbad87