Keisuke Honda, personaggio in cerca d’autore. E San Siro fischia

Clarence Seedorf si trova ad affrontare, al di là della classifica deficitaria e di un gioco che spesso latita, il primo caso spinoso della sua, breve, carriera da allenatore: Keisuke Honda.

Il giocatore nipponico ha fin qui disputato, comprese quelle cominciate dalla panchina, 8 partite in rossonero ma, a parte il convincente esordio contro il Sassuolo, quando in panchina c’era ancora Massimiliano Allegri, e la sfida di Coppa Italia, condita dal primo ed unico gol, contro lo Spezia, non ha mai convinto pienamente. Il punto più basso del presente in rossonero di Honda è stato toccato nella sfida interna contro il Bologna, precisamente al 21′ minuto della ripresa, quando l’uscita dal campo del giocatore nipponico, per lo scalpitante Pazzini, è stata accompagnata da sonori fischi da parte del pubblico di fede milanista. Honda appare troppo spesso avulso dal gioco, spaesato, dirottato in un ruolo, quello di trequartista esterno, non pienamente nelle sue corde. Il giocatore nativo di Settsu risulta essere lento, poco esplosivo, oltre a non avere nel repertorio la giocata per creare superiorità numerica, per poter ricoprire il ruolo fin qui affidatogli da Clarence Seedorf. Il fantasista giapponese sembrava dovesse essere, solo un mese fa, il salvatore della patria, l’uomo capace di dare quella tanto agognata qualità alla rosa rossonera, mentre ora la sua collocazione in campo appare come un problema. Di certo più congeniale, per caratteristiche, ad Honda sarebbe il ruolo di trequartista centrale, occupato costantemente da Kakà.

Tuttavia i tempi non sono di certo maturi per emettere una bocciatura definitiva, va concesso sicuramente tempo ad un giocatore dalla indubbia classe e che da piccolo scriveva, nel suo personalissimo diario, di sognare la 10 rossonera.

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