SM ANALISI/ Giovani, ecco stadio e brand awareness: Milan in stile Arsenal? Manca il partner, ma…

Il calcio italiano resta sempre più aggrappato con le unghie e con i denti alle televisioni. Nessun altro Paese in Europa campa come noi sui diritti tv. Il dato, confermato dall’anteprima del rapporto Uefa sui costi delle 237 squadre iscritte alle coppe nella stagione in corso, non è proprio una buona notizia. I club italiani, infatti, ricavano il 48 per cento delle entrate dalle televisioni. In Inghilterra la quota è al 43%, in Spagna al 40%, in Germania addirittura meno della metà, pari al 23%.

Per uscire da questa situazione la strada sembra segnata: nuovi stadi, moderni ed efficienti, per portare più gente a vivere le partite in presa diretta sul campo. E il Milan in questo senso vuole accelerare, pur in una situazione complessa visto che dal fascicolo Uefa emerge come gli stipendi dei giocatori tocchino il 60 per cento del bilancio. Ergo: i conti non tornano e fanno ancora acqua nell’ottica europea.

Lo stadio di proprietà aiuterà ad invertire la rotta, a patto che si riescano a coinvolgere gli sponsor. A partire dalla questione “naming”. La Juventus, ad esempio, ne sa qualcosa. Nel 2008 la società bianconera aveva venduto il diritto di titolazione dello Juventus Stadium (più il diritto di vendere parte dei palchi e dei premium seats) alla società di marketing Sportfive per 12 anni a partire dalla stagione 2011/12 in cambio di 75 milioni. Peccato che non sia ancora arrivata un’intesa valida per far fruttare l’accordo e trovare uno sponsor per lo stadio. E’ solo un caso, ma complessivamente la Serie A perde qualcosa come 70 milioni all’anno per mancati introiti collegati ai diritti di titolazione degli impianti. Questa è la prima curva alla quale il Milan dovrà prestare attenzione in fase di progettazione dello stadio nell’area Expo.

Attenzione anche alle novità introdotte dalla Legge 27 dicembre 2013 n. 147, meglio nota come Legge di Stabilità per l’anno 2014, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 302. L’articolo 304 prevede un fondo di 45 milioni di euro per il triennio 2014-2016 per favorire comunque “l’ammodernamento o la costruzione di impianti sportivi, con particolare riguardo alla sicurezza degli impianti e degli spettatori, attraverso la semplificazione delle procedure amministrative e la previsione di modalità innovative di finanziamento”. E ancora si parla di “valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale”. In pratica, l’aiuto potrà essere modulato anche in base alla pubblica utilità dell’intervento: più si favorirà la socialità dello stadio con attività collaterali (negozi, ristoranti, spazi ricreativi), più il progetto potrà ricevere finanziamenti. E’ un passaggio delicato quanto fondamentale al quale la società rossonera, con in testa Barbara Berlusconi, guarda con attenzione. Non è un caso, infatti, che la stessa Lady B. avesse più volte sollecitato una normativa chiara in materia.

Se a tutto ciò, rimanendo nella galassia Milan, aggiungiamo l’aggiudicazione da parte di Mediaset dei diritti della Champions League per il triennio 2015-2018 per circa 700 milioni di euro, la sensazione è che la famiglia Berlusconi abbia messo sul piatto e metterà sul piatto investimenti significativi su progetti non strettamente legati al rafforzamento della squadra. Il modello nuovo è solo in fase embrionale, ma tutto lascia pensare ad un’operazione stile-Arsenal: puntare sui giovani (da qui il richiamo di Barbara a potenziare la rete di osservatori), realizzare un proprio stadio, rafforzare le attività di brand awareness. Manca una cosa: un partner forte. Il pensiero ricorre subito agli arabi di Al Jazeera perché l’interrogativo di fondo riguarda la capacità finanziaria di Fininvest di fronte a piani di investimento ingenti. E chi meglio di un socio televisivo può sostenere tutte le partite aperte?

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