Rami: “Con Seedorf diventerò un grande, ne sono sicuro”

Intervistato da Tuttosport, Adil Rami ha parlato della sua carriera, dagli albori al presente con il Milan. Non sono mancati riferimenti alla sua storia personale e ai sacrifici fatti per entrare nel mondo del calcio: “Un giorno dissi a mia madre che avrei voluto fare il calciatore, ma lei si arrabbiò. Per questo motivo fino a quasi 20 anni ho lavorato: per tre anni ho fatto il meccanico, poi distribuivo giornali e, infine, pulivo i murales del Frejus. Guadagnavo poco, ma facendo quest’ultimo lavoro ho conosciuto una persona di Lille, che mi ha raccontato tutto sulla città”. Città su cui è ricaduta la sua scelta di giovane giocatore: “Infatti, quando mi sono arrivate proposte di Lille e Auxerre, per giocare nelle giovanili, non ho avuto dubbi su cosa scegliere. Verso la fine del primo anno, poi, ho esordito in prima squadra, sebbene inizialmente non me la sentissi. Merito di Claude Puel, un secondo padre per me. Poi è arrivato Garcia, un innovatore assoluto: già allora ci faceva giocare palla a terra partendo dalla difesa, e giocando sempre alti”.

Tra calcio francese, spagnolo e italiano: “In Francia il calcio è molto più fisico, in Spagna, invece, si punta più sul pressing e la velocità. E l’Italia sta diventando proprio come gli iberici. Seedorf? Con lui diventerò un grande, ne sono sicuro. Con il suo arrivo abbiamo guadagnato molto sotto il punto di vista della fiducia e del gioco, lui crede molto nella squadra”.

Uno sguardo al presente: “Stiamo lavorando tanto per migliorare, crediamo ancora nella qualificazione in Champions League. E sapete chi è stato il primo a caricarci? Seedorf. Il 13? So che è di Nesta e l’ho preso in suo onore: lui è un grandissimo, non potrò mai diventare come lui ma una cosa è certa: a playstation lo batto. Gioco con Kevin o Urby a Call of Duty, la nostra passione”.

Infine, sulla Nazionale: “Gioco per la Francia e sono onorato di farlo. Ho sempre sognato quella maglia, sin da quando mi persi la finale dell’Europeo Under 17 perché non potevo saltare il lavoro: sono cose che non si dimenticano”.

 

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