Diamo spazio a Honda: classe e intelligenza faranno la differenza

Facile puntare il dito contro chi ancora non è riuscito a trovare la sua reale dimensione. Il cambio di ritmo è essenziale ma a volte non è l’unico tasto da premere per fare di un buon giocatore un fenomeno. Per Keisuke Honda l’approdo a Milano è stato quello del salvatore della patria, con presentazione rasente alle precedenti di Ronaldinho e Ibra, e con sulle spalle il peso di trascinare in salvo un Milan sbrindellato. La Serie A non è (evidentemente) la Prem’er-Liga russa, ma semplici accorgimenti tattici potrebbero mettere a suo agio anche il giapponese in uno schema molto affine ai suoi mezzi.

A Marassi nella gara contro la Sampdoria si è visto un tridente composto da sinistra a destra da Taarabt-Saponara-Honda. La fase di ripiegamento, poco incline al trequartista del Sol Levante, gli ha fatto sprecare molta energia e l’affanno nel ricoprire i 30 metri persi si è visto nelle giocate a tratti poco lucide. In realtà la difficoltà maggiore che è saltata all’occhio, è stata quella di una debolezza nel gioco spalle alla porta: ogniqualvolta veniva giocato il pallone con Honda girato, per il numero 10 rossonero è stato sempre problematico voltarsi e puntare la profondità, andando a perdere molti palloni sulla costante pressione di Palombo e Wszolek.

Nel secondo tempo (ma a sprazzi anche nel primo), un po’ per l’allungarsi delle squadre, un po’ per una costante presa di coscienza dei propri mezzi, Honda si è ritagliato uno spazio in campo che gli ha permesso di giocare palloni scorrevoli, abbastanza da consentirgli di sfruttare la sua eccellente visione di gioco: palloni in verticale (come quello per Saponara), tiri da lontano e inserimenti pericolosi sono diventati pane per i suoi denti. Un Honda migliore, più nel vivo dell’azione, meno dedito alla copertura (grazie anche all’uomo in più) e libero di dare sfogo al suo genio.

Il problema è che quella posizione defilata mi ricorda tanto il povero M’Baye Niang. Anche lui avrei preferito vederlo giocare in una posizione più centrale, più centravanti che esterno (come del resto sta facendo ora a Montpellier con una buona dose di gol). Senza scomodare nessuno, mi limito a dire che una squadra dove ogni giocatore si può esprimere come desidera trae più frutto di quella che si da l’obiettivo di seguire a robottino una tattica preimpostata. Il valore di un giocatore si pesa anche per come interpreta a partita in corso il suo ruolo in campo e Honda, contro la Samp, ha saputo trovare il suo giusto equilibrio.

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