Milan-Chievo: l'analisi tattica

Milan-Chievo: l’analisi tattica

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Il Milan si sbarazza di un Chievo debole sotto ogni punto di vista con un sonoro tre a zero. Clarence Seedorf ripropone il modulo e i tatticismi messi in circolo durante sfida di mercoledì sera – contro la Fiorentina – e la vittoria arriva senza problemi. Certo, il gol segnato dopo soli tre minuti e la pochezza dei gialloblù hanno spianato la strada verso i tre punti, ma è altrettanto vero che i rossoneri sono scesi in campo con la giusta grinta, con la concentrazione richiesta e con un assetto equilibrato ed efficace.

COSA HA FUNZIONATO – Il centrocampo, supportato dai costanti ripiegamenti di Honda e Taarabt, è riuscito a garantire filtro, dinamismo, compattezza e interdizione e a proteggere una difesa che, con Bonera terzino destro incaricato di occuparsi in prevalenza della fase di copertura, non ha corso pericoli e ha amministrato la situazione con tranquillità. Quando il Chievo ha provato a sfondare sulla nostra fascia sinistra, Taarabt ha sempre raddoppiato il portatore di palla avversario, permettendo a Emanuelson di non tremare e di difendere a dovere. Inoltre, nel cuore del terreno di gioco Sulley Muntari e Nigel De Jong hanno disputato un’altra grande prestazione. Bloccati e determinati, i nostri incontristi hanno recuperato palloni su palloni e non hanno mancato un intervento. Gladiatori. Un grande Kakà, presente in tutte le trame offensive e autore di una doppietta, ha poi fatto il resto. Al posto giusto nel momento giusto, Ricky ha abbinato qualità e quantità ed è risultato decisivo per l’economia della squadra. Leader.

COSA NON HA FUNZIONATO – Una volta usciti Muntari e De Jong, in mezzo al campo il Chievo ha potuto respirare (specie sul tre a zero) e rendersi un po’ più pericoloso in prossimità della nostra trequarti. Sia chiaro, le occasioni concesse si calcolano sulle dita di una mano e la coppia centrale ha saputo affrontare con perizia i pochi spazi tra le linee che si sono creati. Bisogna però evidenziare l’approssimativo stato di forma di Michael Essien e, soprattutto, quanto Andrea Poli non possa ricoprire il ruolo di centrale di centrocampo in un 4-4-2 standard. L’ex nerazzurro dispone di tecnica e rapidità, tanto da essere anche bravo negli inserimenti, ma ha problemi in merito alla fisicità e al senso del gioco e della posizione. Nel nuovo modulo, la sua posizione è quella di esterno di centrocampo. Il caso è chiuso.

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