L'analisi tattica di Fiorentina-Milan

Fiorentina-Milan: l’analisi tattica

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Il Milan mette in scena una prova perfetta dal punto di vista tattico ed espugna l’Artemio Franchi di Firenze. Clarence Seedorf cambia mentalità: propone una squadra corta, compatta, aggressiva, pragmatica, attendista ed efficace e batte il collega Vincenzo Montella, che si aspettava un Diavolo tanto votato all’attacco quanto vulnerabile e incline a esporsi ad azioni di rimessa. E così, proprio nel momento di maggiore difficoltà (specie ragionando in ottica futura), il Milan guadagna un’importante vittoria e getta le basi per un rilancio.

COSA HA FUNZIONATO – Il Diavolo, ieri sera, è sceso in campo con ordine ed equilibrio. A differenza delle partite precedenti, i trequartisti esterni – Honda e Taarabt – hanno ripiegato con continuità, assicurando copertura e mantenendo la squadra bilanciata. In questo modo i terzini, Bonera e Constant, sono stati protetti a dovere e in fase difensiva hanno disputato una buona prova. Al resto ci hanno pensato i centrali di centrocampo, De Jong e Muntari, insuperabili in interdizione e bloccati a tal punto da garantire dinamismo e filtro in mediana. Insomma, dal momento che Seedorf ha rivisto le sue scelte e ha presentato un Milan incaricato di subordinare la fase offensiva a quella difensiva, è stato trovato il giusto ingranaggio. La strada è stata tracciata. Ora bisogna seguirla ed evitare di smarrirla.

COSA NON HA FUNZIONATO – Trasformarsi da brutto anatroccolo a cigno nel giro di una sola gara sarebbe stato pressoché impossibile. Già, nonostante abbia disputato un’ottima performance dal punto di vista tattico e in merito alla fase di non possesso, in determinate situazioni il Milan non ha sfruttato al meglio le azioni di rimessa a propria disposizione. Kakà è apparso meno lucido rispetto a domenica e non ha trovato spunti illuminanti. Honda e Taarabt, stanchi per il lavoro sporco svolto, non sono riusciti a incidere in ripartenza e a fornire la brillantezza sufficiente per chiudere la partita. In ogni caso, il tempo per migliorare c’è. L’importante è che il primo mattone verso un futuro migliore sia stato messo. Il resto, sperando anche di potere assistere a meno cali di concentrazione sulle palle inattive, dovrebbe venire da sè. Attendiamo fiduciosi.

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